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Draghi4

 Autunno 1989 - New Pub, corso Libertà, Bolzano

Intorno allo splendido banco a ferro di cavallo, rivestito con ampie imbottiture in cuoio invecchiato, vero e proprio tocco di classe artigianale che consegnò al locale un’identità molto “british”,

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18 gennaio 1997, San Josè Arena, la casa californiana degli Sharks.

17.422 spettatori fanno da oceanica cornice alla All-Star Game della National Hockey League.

Al momento del loro ingresso sul ghiaccio gli atleti della Western Conference, selezionati da Ken Hitchcock, head-coach dei Dallas Stars, sono accolti dal colossale boato dell’Arena. 

Giocatori straordinari come Paul Kariya, Teemu Selanne, Steve Yzerman, Pavel Bure e Patrick Roy, vengono letteralmente travolti dall’entusiasmo dei fans.

Si tratta però solo di un banale riscaldamento, per gli anelli delle tribune.

Questo perché nel momento in cui Owen Nolan e Tony Granato, straordinarie stelle degli Sharks, escono dal tunnel degli spogliatoi, tutta San Josè esplode. Andando in totale delirio per loro.

Dall’altro lato della linea rossa applaudono divertiti anche gli uomini in maglia Eastern, vero e proprio “compendio biblico” della storia dell’hockey.

Wayne Gretzky “The Great One”, Mark Messier, Mario Lemieux, Eric Lindros, Ray Bourque, Paul Coffey, Dominik Hasek... Grtzky Messier

E sono proprio loro a menare le danze, in modo che Doug MacLean, head-coach dei Florida Panthers nonché selezionatore della Eastern Conference, possa uscire gonfio di soddisfazione dallo stellare vernissage.

La Western è sotto 4-2 al primo break, addirittura 10-6 al secondo. Ma è ciò che accade al 17’57” del terzo periodo a rimanere per sempre scolpito sulla roccia della sceneggiatura di questo match.

Owen Nolan, ala destra di grandissimo spessore degli Sharks, tanto da essere in procinto di diventare - a furor di spogliatoio - nuovo capitano della franchigia, ha già bagnato la sua personale performance infilando due dischi in otto secondi alle spalle di un certo Martin Brodeur. Davanti al suo pubblico però sta chiaramente lottando con ogni mezzo a disposizione per uscire dal ghiaccio di San Josè con il titolo di MVP in tasca.

A poco più di due minuti dalla sirena, Owen aggancia un disco vagante in zona neutra, si gira e parte come un razzo verso la gabbia, difesa in quel momento da Dominik Hasek. 

Il portiere è pronto al duello con lo sniper di San Josè. Questi però lo sfida con l’indice della mano destra - in maniera plateale, ma perentoria - indicandogli dove andrà a collocare lo slap.

Il tiro del numero 11 è preciso e potente. E battezza Hasek all’incrocio dei pali alla sua sinistra, prima che il suo guanto possa intercettarlo.

Owen Nolan

 

Per l’Arena è pura apoteosi. Nemmeno Owen Nolan pare crederci più di tanto. Il suo non è un sontuoso hat-trick, ma una vera e propria opera omnia.

ma che si scateni in un’ovazione destinata a rimanere di diritto nella storia, l’intera San Josè Arena attende a questo punto solo la proclamazione dell’MVP dell’All-Star Game. Convinta che il numero estratto sarà proprio quello di Nolan.

Peccando anche di una certa ingenuità, il board NHL assegna invece il premio a Mark Recchi, dei Montreal Canadiens, uno sgarbo che non toglie al popolo californiano la soddisfazione di ricoprire la pista di casa con una moltitudine di cappelli Sharks, color turchese...

Pensate se una cosa del genere dovesse mai accadere all’interno del nostro amato Palaonda.

 

Non si sono mai visti alle nostre latitudini, e non si vedranno molto probabilmente mai, quei gesti eclatanti che fanno invece così tendenza nella cultura sportiva nordamericana. E quella partecipazione attiva delle arene, in risposta a gesti tecnici destinati a diventare memorabili.

Non sarà una delle 32 franchigie della NHL, ma l’Hockey Club Bolzano di “bella gente” in via Roma, prima, ed in via Galvani, adesso, ne ha vista transitare parecchia nell’arco dei decenni.

Il primo autentico (e grande) giocatore straniero della storia biancorossa sbarcò ad Hockeytown nella tarda estate del 1957: Gerry Hudson.Hudson 12 2 29

Rosso di capelli, gioviale ed estroverso, canadese di nascita ma britannico di adozione, un’ottima ala destra che prediligeva il gioco di squadra, rimase tre stagioni al Padiglione 1 di via Roma e legò moltissimo con quei “bravi ragazzi” di via Bottai (Heini Bacher, Robert Psenner, Sigo Schlemmer ed Heini Oberdorfer). E quando fece i bagagli per tornare in Inghilterra portò con sè il calore e l’affetto della nostra gente. Così allegra e pittoresca rispetto all’atteggiamento sobrio e distaccato esibito - come da etichetta - dal suo popolo adottivo.

Non vogliatecene, ma anche lo staff di HCBfans porta di diritto con sè una tangibile testimonianza di tutta la qualità tecnica e fisica, la mentalità vincente, il voto al sudore ed al sacrificio, la visione di gioco e lo spirito di squadra presenti nell’equipaggiamento personale di moltissimi celebrati campioni che sono transitati a Bolzano.

Diciamo, nell’ultimo ventennio?

E già...

Sono giusto vent’anni che siamo sulla cresta del ghiaccio. Per darvi la nostra personale visione di come si stia sviluppando l’hockey (anche grazie al nostro “modesto” contributo) e non solo quello di casa nostra. Che affianchiamo con occhi fedeli e critica leggera ogni avvenimento legato all’Hockey Club Bolzano celebrando altresì ogni singola scadenza per ordine d’importanza (dalle accoglienze ai nuovi arrivati, ai saluti rivolti a chi si congeda dalla piazza).

Che sottolineiamo quanto sia importante, per il nostro personale concetto di hockey, rimarcare e per questo premiare coloro che sanno distinguersi in animosità. Avendo istituito dieci anni fa quel Trofeo Combattività, dedicato alla figura ed alla memoria di Gino Pasqualotto, che è diventato il nostro tributo di maggior rilevanza nei grandi contenitori di memorie di ogni singola stagione trascorsa assieme a voi.

Come sentenziava Gordie Howe, ad ogni rude contatto con Bobby Orr: “Ehi, Buddy, meglio dare che ricevere”. L’essenza dell’hockey.

dal 2006 Copia

 

Dalla stagione 2005/6, dunque, HCBfans (nata 20 anni fa come semplice blog site grazie al “nostro” mago del web, Marco Lombardi) si è naturalmente evoluta nel tempo, irrobustendo l’organico e facendo fede al nostro statuto, nel quale sono contenuti valori ed ideali che facciamo nostri ogni giorno, aprendosi ad orizzonti futuribili, che non vuol essere luogo comune ma indice di lungimiranza.

Le pietre miliari che ci ricorderanno per sempre lo scorrere del tempo, restano e resteranno quei grandi campioni, ai quali facevamo riferimento prima.

Grandi individualisti, eccelsi uomini di punta o semplici straordinari gregari.

 

Che da quell’anno ad oggi hanno fatto palpitare il PalaOnda ed Hockeytown.

I primi grandi atleti decantati da HCBfans furono Dominic Forget, Jörgen Rickmo e Jordan Krestanovich (2005-‘06). Ai quali seguirono l’anno dopo il gigantesco Carlyle Lewis ed i fratelli Drew e Mike Omicioli.

Nel 2007-08 quel personaggio un po’ naïf di Árpad Mihàly nonché Jonathan Pittis e soprattutto Ryan Jardine. Quelli dell’accoppiata scudetto+supercoppa. Dopo di che Bolzano riabbracciò il “Mago di Hamilton”, al secolo Kenny Corupe,08 09 Kenneth Corupe ed assistette alla consacrazione di Alex Egger così come all’esordio di Anton Bernard, all’interno di un’altra stagione coi fiocchi (scudetto e coppa Italia).

Nel 2010-11 ci fu all’avvento di Marco Insam e l’anno seguente salutammo un altro grandissimo interprete: MacGregor Sharp, uno degli eroi di Salisburgo 2014 ed artefice di un altro “doblete” di spessore (scudetto e super coppa).

Come non ricordare nel 2012-13 12 13 Niklas Hjalmarsson

Niklas Hjalmarsson, il “totem di Eksjö”, e la sua apparizione per soli 18 match: uomo ed atleta stupefacenti. 14 anni e 822 gettoni in NHL, raccolti prevalentemente in maglia Blackhawks a Chicago.

Degli eroi di Salisburgo 2014 abbiamo accennato Sharp, ma di quella straordinaria stagione non possono non essere citati Trent Whitfield, altro NHLer con quasi 200 match all’attivo con Washington, New York, St. Louis e Boston, eppoi Ziga Pance, il giustiziere di Bernd Bruckler (il goalie Red Bull), Jaroslav Hübl, Mark Santorelli,David Laliberté e la sua NHL respirata coi Flyers a Philadelphia, infine Rick Schofield e Kim Strömberg, le “colonne d’Ercole” del reparto offensivo dei Foxes.13 14 Trent Whitfield

 

Il 2015-16, l’anno in cui abbracciammo per la prima volta Luca Frigo, il ragazzo piemontese destinato a fare la storia del club, non passarono certo inosservati tipetti effervescenti come Brett Flemming, Joel Brodaù,

 

 

15 16 Nick palmieri

Nick Palmieri “il Pandoro”, Jerry Pollastrone, il sontuoso Taylor Vause ed altri due profili molto intriganti come Brodie Reid e soprattutto Brendan Bell. Quest’ultimo, un difensore di prestigio con più di 100 presenze in NHL tra Ottawa e Toronto e ben nove titoli in carriera, dopo soli 12 incontri spesi per il bene del Bolzano venne letteralmente fatto fuori dal fallo di Patrick Spannring,del Linz. Un incidente di gioco che costrinse Bell a chiudere anticipatamente la carriera e che fece trasalire parecchio il coach di allora, l’amato Tom Pokel, che non migliorò di certo i precari equilibri nei rapporti diplomatici tra i biancorossi e le franchigie austriache della EBEL.

Nel 2016-17, la stagione in cui HCBfans istituì il Trofeo Combattività, a regular season già in corso Bolzano fece la sua conoscenza con un giocatore assai carismatico ma avviato da tempo lungo il viale del tramonto agonistico: Glen Metropolit. Oltre 400 gettoni raccolti in NHL, soprattutto nella East Coast (Boston, Phila e Washington), accompagnato dalla meritata fama di sofisticato assist-man e di vero giocoliere quando in possesso del disco, giocò 34 match in maglia biancorossa e poi tornò a casa, a Toronto, mettendo la fatidica parola “fine” ad una carriera dai grandi contenuti.

La seconda EBEL aggiudicatasi dalla società di via Galvani, arrivò come tutti sanno nella primavera del 2018. E qui la storia si avvicina gradualmente all’attualità. Un carosello di goalies (Marcel Melichercik, Jakub Sedlacek, Matt Climie, Jake Smith ed infine Pekka Tuokkola) ed una batteria di cannonieri pesanti (Mike Angelidis, Chris DeSousa, Travis Oleksuk, Angelo Miceli “lo sniper di Calabria”, Domenic Monardo, Alex Petan e naturalmente... Mike Halmo. Una stagione sulla quale si è già detto tutto. O quasi. Letteralmente rovesciata a favore grazie al cuore calmo e resiliente di un vero e proprio mago dello spogliatoio: Kai Suikkanen.Kai

Con Leland Irving, l’Hockey Club Bolzano riuscì l’anno seguente a sigillare definitivamente i cardini della propria porta. L’unico portiere ad aver conquistato il Trofeo Combattività “Gino Pasqualotto”. Un ragazzo semplice e determinato che a Bolzano trovò il clima ideale nel quale mantenere elevatissimo il suo rendimento sul ghiaccio (92,2% nel ‘18-‘19, 92,7% e 92,5% nelle due successive), il Covid però si mise di traverso, vanificando un titolo che Leland ed i biancorossi avrebbero certamente meritato.

Nel 2019-20, dai Charlotte Checkers (AHL), si aggregò in estate all’Armata Biancorossa un difensore che impiegò davvero poco per entrare nel cuore della gente: Dennis Robertson. Dopo una prima stagione eccelsa per impegno ed abnegazione, Dennis debordò letteralmente in quella successiva fin quasi a raddoppiare le proprie statistiche di rendimento. Meritandosi, in questo modo, il trofeo realizzato per HCBfans dall’artista trentino Franco Andreatta.

Piombiamo in questo modo negli anni Venti, quelli contraddistinti dalle dolorose esclusioni per mano dei Red Bull. Ma anche quelli delle partecipazioni consecutive in CHL (2021 e 2022) e coincidenti con i felici approdi al Palaonda di beniamini come Dustin Gazley, Dylan Di Perna, Nick Plastino, Alex Trivellato, Sam Harvey,Harvey alone Ryan Culckin, Mike Dalhuisen, Cole e Mitch Hults, Scott Valentine, Daniel Mantenuto, Christian Thomas, Gianluca Vallini, Pascal Brunner, Chris DiGiacinto, Jason Seed, Matt Bradley e, giusto qualche mese fa, atleti di grande qualità ed affidamento come Mark Barberio, Max Gildon, Cole Schneider, Philip Samuelsson, Shane Gersich, Brett Pollock, Bryce Misley e, naturalmente, il recente vincitore dell’ultimo Trofeo Combattività “Gino Pasqualotto”: Brad McClure, fidelizzato come pochi altri nel nostro ambiente.

Non ci sarà nulla di meglio dei playoff per celebrare alla grande i primi 20 anni di HCBfans!

Da questa sera avrà inizio la seconda vita della stagione, sostanzialmente diversa dalla precedente. Una fase nella quale il singolo episodio potrebbe spostare equilibri ritenuti solidi come basalto. Stravolgendo teoremi e certezze filtrati da uno studio notarile.

HCB L

 

Partiamo dal quarto di finale che ci riguarda più da vicino. Un vero e proprio inedito.

Foxes Bolzano - Olimpija Ljubljana (in regular season: 2-2)

Grande equilibrio nel bilancio stagionale, 2 vittorie casalinghe a testa, ma in lieve vantaggio i Foxes sul computo “gol fatti e subiti” (12-11).

Questa forse è la serie che avrebbero voluto evitare in molti, ad Hockeytown. L’Olimpija è imbottita di giocatori in possesso di grandi doti tecniche ed agonistiche. È una squadra votata all’attacco, come i biancorossi, ed ama scientificamente il gusto ed il piacere del contatto fisico.

Come i Foxes, deve trovare il miglior compromesso nelle due fasi, per non lasciare troppo ghiaccio all’avversario. Un limite che i Draghi Verdi si sono trascinati per quasi tutta la regular season. Pressoché inutile elencare da quali giocatori potrebbero arrivare le insidie peggiori. Ma spendiamo senza indugi un doveroso elogio per celebrare a modo TJ Brennan, eletto MVP della stagione regolare, 37 anni il prossimo 3 aprile, regista basso dalle enormi potenzialità e sniper quasi infallibile dallo slot, come dimostrano i 53 punti collezionati in 48 incontri di regular, miglior bottino stagionale per un difensore di ICE.

Date quartiL’ufficio stampa dell’Hockey Club Bolzano ci ricorda invece che, in chiusura di mercato, l’Olimpija ha puntellato la difesa con Dustin Tokarski e Reid McNeill (già capitano di Francoforte). Tokarski andrà a sostituire il portiere titolare Lukas Horak, infortunato.

Dopo la pausa olimpica, i biancorossi hanno beneficiato anche della sosta degli ottavi di finale per un’ulteriore revisione del book delle strategie. Le otto squadre rimaste in gioco si conoscono fin troppo bene. Ecco perché la cura del singolo dettaglio potrebbe fare la differenza.

I Foxes avranno bisogno, già da questa sera, di rendere il più inaccessibile possibile il proprio terzo difensivo, puntando sull’orgoglio e la voglia di rivincita di Sam Harvey, sulla concentrazione e la fisicità della linea Valentine-Samuelsson e il gran desiderio di riscatto dimostrato da Mark Barberio, nel voler recuperare margini importanti della sua esperienza a Bolzano.

Rientrerà nei ranghi Matt Bradley, dopo l’infortunio alle Olimpiadi. Le altre certezze, invece, sono nei numeri. Quelli con i quali determinati profili hanno chiuso il primo capitolo dell’anno. Gente come Max Gildon, Cole Schneider e Brad McClure. Celebrati puntualmente nelle ultime cronache.

Caro Bolzano... è il momento, insomma, di dimostrare quanto sia coeso il tuo spogliatoio, di diventare squadra. Per davvero. Di crederci insieme, di puntare sul proverbiale Cuore Biancorosso. E di lottare su ogni disco, senza condizioni.

EC Graz 99ers – EC Villacher SV (in regular season: 3-1)

Il lungo sprint lanciato nel nuovo anno (13 vittorie su 17 incontri) ha proiettato i 99ers in cima al mondo. Assieme a Klagenfurt e Bolzano sono i più seri candidati al titolo, ma solo perché la legge dei grandi numeri tenderebbe a non dare molte probabilità al quinto titolo consecutivo dei Red Bull.

Graz arriva riposato all’appuntamento con i quarti di finale e gode dei favori del pronostico, mentre Villach è stato costretto a bruciare diverse energie nervose nell’ottavo contro i Black Wings Linz. I carinziani rappresentano una delle mine vaganti del torneo, hanno una tradizione da difendere nella Lega (settima apparizione consecutiva ai quarti di finale) e saprebbero come gestire la serie. Certo dovranno migliorare, e di molto, l’approccio alla gabbia di Maxime Lagace visti i due soli gol realizzati negli ultimi tre EC Klagenfurter AC - Fehérvár AV19 SC (in regular season: 4-0)Tabellone POAd un minuto dal termine della 48ª ed ultima giornata di stagione regolare, proprio nel decisivo derby contro il Ferencvaros (con l’ultimo posto in palio per giocare gli ottavi di finale) il pubblico di casa all’Alba Arena di Székesfehérvár stava già per smobilitare.

Con Aku Kestila, gli odiati cugini di Budapest si erano portati sull’1-2 al 17’41” del terzo periodo, cantando vittoria. Ma i conti, si sa, si fanno alla fine. E con Anze Kuralt, in particolare.

In powerplay, a soli 34 secondi dalla sirena finale, l’esperto attaccante ha rianimato il Fehérvár. Segnando il gol del pareggio e decidendo addirittura il derby all’overtime. Dopo soli 98 secondi. Dall’inferno al paradiso in poco più di due minuti di gioco effettivi.

Domenica sera gli ungheresi sono poi riusciti a completare la rimonta su Vienna, battendola per 1-0 proprio nella Capitale grazie ad un gol in inferiorità di Trevor Cheek.

Si potrebbe pensare che Fehérvàr non abbia più nulla da chiedere a questa stagione. Anche perché, quest’anno, le Rotjacken non hanno mai sbagliato un match contro di loro. La serie sembra chiusa, ma l’hockey sa farsi apprezzare anche per la sua imprevedibilità. 

ICE mappa26 Copia 2Red Bull Salisburgo - Valpusteria (in regular season: 1-3)

Chissà cosa avranno pensato a Brunico (ma anche a Salisburgo) quando i Red Bull hanno ufficialmente comunicato in diretta televisiva la scelta dell’avversario da affrontare nei quarti.

In questa stagione i lupi pusteresi sono andati regolarmente a nozze nell’affrontare il sistema di gioco introdotto da Manny Viveiros, perdendo per 2-1 solamente l’ultimo dei quattro confronti.

Un altro dato interessante lo offrono al solito le statistiche: dal 2021 ad oggi, mettono in evidenza come, su 20 match, 12 siano stati portati a casa dai campioni in carica ed 8 dai Puschtra.

Sarà perciò una serie tutt’altro che prevedibile. Dipenderà molto da gara 1 e dall’impatto che avrà sui gialloneri l’entusiasmo dell’Intercable Arena nella prima in casa.

Lo stesso Viveiros si è speso in lodi importanti nel voler riconoscere le qualità dei gialloneri. “Ci hanno battuto più volte in questa stagione, quindi sarà una serie molto spettacolare. I giocatori sanno già come dovremmo affrontare questo quarto di finale. Vogliamo difendere nel migliore dei modi il nostro quarto titolo consecutivo”.

Una cosa è acclarata. Una delle specialità della casa dei salisburghesi, ovvero il suo proverbiale forechecking, duro ed asfissiante, è stato letto e tradotto in più lingue dall’head-coach pusterese Jason Jaspers. Se Viveiros non troverà velocemente contromisure, questo potrebbe essere il quarto di finale più equilibrato e sorprendente dell’intero pacchetto.

Si apre un nuovo capitolo della stagione.

I playoff sono ufficialmente in rampa di lancio.

È tempo che le balaustre tornino a squillare!

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La 10ª edizione del Premio Combattività – Gino Pasqualotto 2025/26 se l’aggiudica il #19 biancorosso che succede a Cristiano Digiacinto nell’Albo d’Oro del premio.

 

Analisi dell'assegnazione del Premio a James Bradley Robert McClure 

La stagione regolare 2025/26 è stata caratterizzata da alti e bassi fino ad arrivare a dicembre ad un cambio della guida tecnica.

La squadra per tutto l’arco del torneo non è riuscita avere un’affidabile regolarità nei risultati, non riuscendo ad esprimere tutto il potenziale di tasso tecnico di cui è accreditata.

Nonostante ciò, l’ala dell’Ontario numero 19 Brad McClure è riuscito ad esprimere sul ghiaccio un impegno costante e una dedizione alla maglia biancorossa che indossa per il 4° anno, mettendo a segno con grande applicazione e cinismo ben 31 gol e 17 assist in 43 partite giocate, raggiungendo così il gradino più alto del podio del Premio Combattività, meritando in maniera inequivocabile di alzare il trofeo per questa stagione.

McClure Trofeo e maglia

 

Ora, ad evento concluso, e consegnato sul ghiaccio il trofeo, è possibile analizzare il voto in dettaglio proponendo la classifica finale per i primi 5 posti con le percentuali dei voti validi:

• 1          McCLURE Brad

34,69 %

• 2          GAZLEY Dustin

24,42 %

• 3          DIGIACINTO Cristiano            

7,29 %

• 4          VALENTINE Scott                    

6,34 %

• 5          MIGLIORANZI Enrico                    

5,03 %

 

 

Premiazione1

 

Analisi del voto dei soci di HCBfans e della stampa specializzata

Dall’analisi dei dati, si nota una predilezione sostanziale fra due candidati, anche se Dustin Gazley (1° per il 30% e 2° per il 24% dei votanti), il cui impegno, sempre encomiabile a dispetto dei 37 anni, ha dovuto arrendersi davanti alla strepitosa stagione regolare del compagno col #19 al primo posto nelle scelte nel 45% dei casi e al secondo posto nel 25%.

Leggermente più combattuta la sfida per il terzo posto con protagonisti Cristiano Digiacinto e Scott Valentinedove il vincitore della passata edizione ha prevalso essendo stato più volte indicato come primo, mentre il difensore è stato inserito più spesso nella terna di merito dai votanti.

La classifica ci indica anche in Enrico Miglioranzi  il nome del primo giocatore di scuola italiana, anche come riconoscimento per il sacrificio e l'impegno di aver voluto fortemente tornare con grinta dopo il lungo infortunio.Bravo Enrico!

Applicazione HCB Foxes

La possibilità di poter indicare il voto attraverso l’applicazione per smartphone fornita dall’HCB, ha dato un buon riscontro numerico di votanti individuando come vincitore sempre McClure con il 42% che riteniamo possa essere una valida conferma dell’attendibilità di tutta la votazione, sapendo che via app. possono votare anche giurati che non hanno per forza seguito con attenzione e regolarità tutta la stagione, il voto è infatti più disperso.

Anche questa stagione l’associazione HCBfans è molto contenta sia dell’esito delle operazioni di voto così come del fatto che Il Premio Combattività – Gino Pasqualotto, festeggiando la10ª edizione, ha consolidato la sua rilevanza nelle scadenze temporali della stagione con grande interesse anche da parte dei giocato  ri nel cercare di portare a casa il prestigioso trofeo.

Sperando che la stagione sia ancora molto lunga, siamo già col pensiero al prossimo giocatore che cercherà di scalzare Brad McClure dal trono di più “combattivo” per il prossimo anno.

Come conclusione è possibile sottolineare la soddisfazione della nostra associazione per i risultati scaturiti dalla votazione e per tutto il lavoro e l’impegno che ha comportato l’organizzazione di questo evento che, va ricordato, organizziamo annualmente in collaborazione con l’Hockey Club Bolzano.

Un grazie a tutti coloro che hanno partecipato, il Premio Combattività - Gino Pasqualotto vi da appuntamento alla prossima (11ª) edizione nella stagione 2026/27. 

 

 • Qui il link che vi rimanda alla galleria delle immagini della serata di premiazione 👉🏼  HCBfans MMXX - Gallery


Brad 19

 

Combattività film

 Quando il ghiaccio diventa bollente, ed ogni singola pattinata funzionale per il successo di squadra, puoi essere certo che il Premio Combattività - istituito da HCBfans.net - sia realmente dietro l’angolo!

Arena vs SVETesta, gambe e cuore...

Quando conta davvero, e la posta in palio è alta, sono questi i valori sui quali un vero atleta fa enorme affidamento.

Può essere allenato al punto da superare con ampio margine il gap delle sue potenzialità tecniche. Ed aver portato oltre l’inimmaginabile la sua capacità di sopportare la fatica ed il dolore fisico.

Ma, una volta calato nel pieno della competizione, se non saprà attingere dai serbatoi di queste risorse, sarà sempre costretto ad assistere alle vittorie altrui.

I venticinquesimi Giochi olimpici invernali, quelli che stanno volgendo verso la cerimonia di chiusura, in programma domenica prossima all’Arena di Verona

(trasmessa in mondovisione a partire dalle ore 20.30), hanno omaggiato il nostro Paese e la magnificenza delle sue montagne, mettendo in passerella davanti all’enorme bacino degli osservatori (in diretta televisiva e non) unaVerona spettacolare sequenza di competitori, uomini e donne leggendari, record mozzafiato, trionfi, drammatiche sconfitte, tragici accadimenti sportivi ed il suo agonistico lascito spirituale, che verrà analizzato dall’immancabile stuolo di critici ed esperti quando la fiamma olimpica, simbolo di continuità ed unione, verrà spenta entro l’anfiteatro di piazza Bra, al cospetto di chi potrà permettersi l’onerosissimo biglietto d’ingresso (oscillante tra i 950 e gli 8.000 euro!).

In mezzo a tutto ciò, ed all’incredibile escalation delle medaglie raccolte dagli azzurri, la splendida Arena Santa Giulia, a braccetto con il più sobrio Milano Rho Ice Hockey Arena, hanno ospitato le gesta della Nazionale italiana di hockey su ghiaccio.

Un Blue Team che ha vissuto con dignità la sua esperienza olimpica. Uscendo dalla competizione con la personale classifica disadorna di punti ma con un importante bagaglio di aspettative quando, dal 15 al 31 maggio, si giocherà le sue possibilità di salvezza nel corso dell’89° campionato mondiale Top Division in programma nella vicina Svizzera, tra Zurigo e Friburgo. Evento che subì l’annullamento a causa del Covid, nel maggio del 2020, ma che ora finalmente potrà vivere il suo tanto atteso momento di gloria.

Clara 1

 

Damian Clara vs. Resto del Mondo?

Il torneo olimpico degli Azzurri, giocatosi interamente a Milano, ha inevitabilmente diviso in due la ruspante platea composta da addetti ai lavori, esperti, tifosi, semplici simpatizzanti, smargiassi e palesi contestatori.

“Realisticamente scettici vs. Inguaribili ottimisti”

Una sfida a singolar tenzone, vissuta prevalentemente sui social.

 

Dalla quale è emerso un principio potenzialmente discutibile:

“Se non fosse stato per Clara... chissà quante reti avremmo potuto subire”.

Una locuzione al limite dello sgradevole, che non rende l’effettivo merito alle prestazioni del collettivo azzurro, specie nel corso dei primi due impegni del girone, contro Svezia e Slovacchia.ITA SVE ingaggio

Il reale obiettivo di questa spedizione, comandata dall’head coach Jukka Jalonen e da Stefan Mair e Giorgio De Bettin, suoi fedeli associati, era ed è sempre stato unico ed insindacabile.

Fungere da “crash test dummies” in questa proibitiva esperienza nell’Olimpo dell’hockey internazionale. In attesa di affrontare mari meno perigliosi, quelli che si affronteranno in Svizzera, nella prossima Top Division. Quando, da 12, le nazionali più forti del mondo saliranno a 16.

Come sottolineato su TuttoHockey da Daniele Amadasi (giornalista, scrittore ed opinionista milanese, grande conoscitore delle vicende dell’hockey nazionale ed internazionale), il bilancio del Blue Team può indubbiamente apparire deficitario.panca Jalonen

Quattro sconfitte su altrettanti match, 4 gol fatti e 22 subiti (su 210 tiri avversari), unite alla pesante débâcle patita dalla Finlandia (0-11), non giocherebbero a favore della causa azzurra.

Però, se facessimo un raffronto tra la nostra Nazionale e l’altra Cenerentola olimpica, ovvero la Francia (con Austria, Ungheria e Slovenia tra i team “abbordabili” in Top Division) ci accorgeremmo che riporre fiducia sulla bontà del progetto “Blue Team 2026” non sarebbe del tutto un azzardo.

I transalpini, infatti, hanno realizzato 6 gol subendone 25, ma incassando 56 tiri in meno.

Grazie alla solidità di Damian Clara e Davide Fadani Fadani ITA SVK(ma anche allo spirito di abnegazione ed al carattere dimostrato dal collettivo), l’Italia ha fatto soffrire la Svezia per almeno 50’ ed è rimasta in partita fino al 60’ contro la Slovacchia.

A tal proposito, chi avrebbe mai immaginato che Jukka Jalonen concedesse ai suoi uomini l’opportunità di giocarsela a viso aperto, fino in fondo? Inserendo il sesto uomo di movimento, a voler dimostrare a quelle due galassie del firmamento dell’hockey che sarebbe potuta bastare una sola stella in più per generare il più clamoroso ed inatteso buco nero della loro storia hockeistica?

Alla fine, Svezia e Slovacchia si sono salvate dalle rispettive situazioni di imbarazzo, in occasione dell’incrocio con gli Azzurri. I quali, non avranno tradizione, tanto meno un bacino d’utenza abbastanza grande per creare un movimento nazionale degno di questo nome, un programma tecnico pluriennale d’avanguardia come quello sul quale possono contare realtà come Svizzera e Germania, però... se giocassero di frequente così, con “Testa, gambe e cuore”, una chance in più sull’avversario potrebbero anche meritarla, prima o poi.
Frigo vs SVE
gol Frigo SVEVisto che stiamo dimostrando di simpatizzare per gli “Inguaribili ottimisti”, perché non decidere di rilanciare la sfida ripartendo dalle certezze offerte dai nostri portieri, visto che possiamo vantarle?

Inoltre, come sottolineato da Amadasi, per lo staff tecnico azzurro, l’aver speso l’esperienza olimpica contro avversari abituati a ruotare “a quattro linee” e ad imprimere al match ritmi ed intensità sostanzialmente diversi dalla realtà dei club della ICE, laddove provengono la maggior parte dei convocati, potrebbe essere stato un vantaggio, in prospettiva, per veicolare uno specifico lavoro tattico?gol esultanza

In Svizzera, a maggio, il girone dell’Italia sarà composto da: Canada, Slovacchia, Repubblica Ceka, Svezia, Norvegia, Danimarca e Slovenia. La corsa andrà impostata sulle ultime tre identità, considerando ragionevolmente inavvicinabili le prime quattro.

Soprattutto il match contro gli sloveni sarà di capitale importanza.

Staremo a vedere...

Mentre siamo intenti a redigere la nostra nuova rubrica, e prima di addentrarci nuovamente nel mondo che ci riguarda più da vicino, quello della ICE, a Milano sono in corso i match valevoli per l’accesso alle semifinali.

Nel pomeriggio, una solidissima Slovacchia non è stata impensierita dalla “miglior Germania di tutti i tempi”, come era stata definita alla vigilia del torneo olimpico.

big save vs CHLa presenza della stella più luminosa, Leon Draisaitl, straordinario centro degli Edmonton Oilers e compagno di banco di un certo Connor McDavid, non ha evitato ai germanici un’eliminazione abbastanza cocente, figlia di un organico poco equilibrato e coeso, apparso in chiara difficoltà fin dalle prime battute della competizione.

Un match che rimarrà nella storia di questa edizione dell’Olimpiade invernale è stato invece il quarto di finale tra Canada e Repubblica Ceka. Deciso, dopo soli 82 secondi di overtime, da uno strepitoso gol di rovescio all’incrocio di Mitch Marner, penetrato come un coltello nel burro nella tenaglia difensiva orchestrata malamente su di lui da Ondrej Kase e Radim Simek.

I ceki hanno gettato alle ortiche una colossale opportunità di rispedire al mittente sia McDavid che i suoi illustri compagni. Giocando nel modo piu gagliardo possibile. Al cospetto della più talentuosa scuola hockeistica del pianeta. Sfruttando a suo vantaggio anche la malaugurata uscita di scena di un totem come Sid Crosby.

Clara da sopraPiù precisamente, quando si sono ritrovati in vantaggio per 3-2 a 7’ dalla sirena finale, grazie ad una prodezza di Ondrej Palat, su azione viziata dalla clamorosa presenza sul ghiaccio di un sesto uomo di movimento per la Cekia, non visto dagli arbitri e tantomeno dal pancone canadese.

Dopo aver resistito 4’15” all’uragano sollevato da Macklin Celebrini e Nathan McKinnon, la Repubblica Ceka è stata costretta ad incassare il 3-3 a 207 secondi dalla sirena.

Non un gol banale. Ma un meraviglioso colpo di spatola al volo, preciso e maligno insieme, con il quale Nick Suzuki ha trovato il fatale pertugio (vocabolo tanto caro ad un maestro come Franco Bragagna!, nda) tra i gambali di Lukas Dostal.

Mentre al di là dell’Oceano un’intera Nazione stava rianimandosi dallo spavento, a qualche respiro dalla sirena finale Martin Necas si è creato l’occasione capitale, uncinando il disco in zona neutra e  partendo dritto per dritto, in breakaway, verso la gabbia di Jordan Binnington.

Attimi di puro terrore, in Canada. L’illusione di un miracolo al fotofinish, in Cekia.

Il numero 98 ceko ha pregustato l’impresa storica. Da regalare al suo popolo ed a se stesso. Puntando anch’egli lo spiraglio tra i gambali del portierone dei St. Louis Blues.

Ma Binnington, contrariamente a Dostal, non si è fatto ingannare allo stesso modo.panca di spalle

Sempre all’overtime, al termine di un match altamente drammatico, straordinaria impresa della Finlandia sulla Svizzera, nel classico confronto da “dentro o fuori”. L’ambito dove i finlandesi dimostrano di essere veri e propri maestri nell’auto-controllo. 

Avanti per 2-0, fino a sei minuti dal termine, la “Nati” rossocrociata ha subìto il lento ma inesorabile crescendo dell’avversario. E, al primo supplementare, è stata clamorosamente ribaltata.

Per la Finlandia, una vittoria quasi insperata. Costruita sulla forza dei nervi distesi (3-2: Aho al 53’54”, Heiskanen al 58’48” e Lehkonen al 63’23”). 

Dunque, i cinque cerchi risultano essere particolarmente indigesti agli elvetici. I quali, ancora una volta, sono costretti a rinunciare - ai quarti di finale - al sospirato piazzamento sul podio olimpico.

Infine, il programma dei quarti di finale si è chiuso mercoledì sera con uno Stati Uniti-Svezia molto più tattico di una partita a scacchi.

Canada rosterConnor Hellebuyck (Winnipeg Jets) e Jakob Markstrom (New JerseyDevils), Suomii due eccezionali guardiani, sono stati per 60 minuti effettivi i vertici di un sistema difensivo prettamente speculare.

Un match vissuto nei tempi regolamentari sulla reciproca adozione di una ferrea disciplina sul ghiaccio. Con tre soli giocatori costretti a sedersi in panca puniti con penalità minori.

Con gli Stati Uniti avanti per 1-0, dall’11’ del secondo periodo, grazie a Dylan Larkin (nulla a che spartire con Thomas, capitano della Nazionale italiana), quando sembrava sul punto di non avere più margini ed energie, il lunghissimo inseguimento della Svezia si è concretizzato a soli 91 secondi dal patibolo, grazie ad un tiro al volo di Mika Zibanejad proprio sull’orlo della disperazione. Con il suo slap Mika, centro dei New York Rangers, padre iraniano e madre finlandese, produttore musicale a tempo perso, ha saputo cogliere quei pochi centimetri liberi tra il palo ed i lacci del gambale destro di Hellebuyck, riaccendendo in questo modo le speranze della Svezia.Il “tre contro tre” all’overtime ha obbligato gli uni e gli altri a stravolgere ogni velleitaria strategia.

Quando si sono aperti gli spazi, il più lesto e fortunato nel pescare un enorme jolly dal mazzo è stato Quinn Hughes, 26enne difensore dei Minnesota Wild, il cui tiro centrale ha colto Markstrom leggermente impreparato ed ha spalancato U.S.Ale porte delle semifinali davanti agli “Iu Es Ei”.Slovakia

Alle 16.40 di oggi: Canada-Finlandia, alle 21.10 invece: Stati Uniti-Slovacchia.

Saranno due match di semifinale che cammineranno sul filo dello spettacolo e dell’incertezza.

Destinati a cambiare probabilmente anche la storia e lo sviluppo delle operazioni di questa olimpiade italiana. Ammesso e non concesso che il Potus mantenga fede alle proprie parole e soprattutto che gli United States riescano a centrare la finalissima di domenica prossima, in programma all’Arena Santa Giulia, alle ore 14.10.

L’ultima medaglia d’oro in palio prima della cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026.

Abbiamo ritenuto opportuno lasciare alle Olimpiadi in corso, evento raro e catalizzatore per eccellenza, buona parte dello spazio dedicato ai nostri “Assi di Bastoni”.

Ma ora, siamo tenuti a rituffarci nelle vicende della ICE Hockey League, alla vigilia del rush finale della regular season 2025-2026. 

Sarà un weekend davvero molto importante. Sia per i Foxes, di scena al Palaonda per due volte in meno di 24 ore, che per il popolo di Hockeytown. Il quale, potrà riabbracciare i propri beniamini dopo l’ampia parentesi temporale concessa a Milano-Cortina 2026.4.jpg

Sono trascorse infatti tre settimane dall’ultima uscita di ICE, quella dell’attesissimo derby tra Bolzano e Valpusteria, conclusosi lo scorso 1° febbraio con il nettissimo 7-2 biancorosso davanti ad un Palaonda sold out. 

Nel frattempo la Top Six si è definitivamente formata (Klagenfurt, Graz, Salisburgo, Bolzano, Olimpia Lubiana e Valpusteria), essendoci oramai un gap incolmabile tra Valpusteria (sesta classificata) e Vienna (settima).

L’attenzione si sposta quindi sulle squadre in lotta per le posizioni dalla settima alla decima piazza. Che garantirà un biglietto esclusivo per gli ottavi di finale.

Vienna ha 61 punti e può stare relativamente tranquilla, Linz e Villach ne hanno 58, Fehérvár 57. Il margine tra sè ed il Ferencvaros (unico team che aritmeticamente avrebbe ancora possibilità di agganciare questo treno in extremis) è di sette punti. Potrebbero essere sufficienti anche se la squadra di Budapest, giusto in questo weekend, se la vedrà proprio con le ultime due della classe: Vorarlberg e Innsbruck. 

Sarà un fine settimana alquanto probante per l’Armata Biancorossa, la quale dovrà ospitare questa sera la vicecapolista Graz (ore 19.45) e domani nel tardo pomeriggio (ore 18.00) il Fehérvár.

vs Graz99I 99ers sono già tornati sul ghiaccio domenica scorsa, a Budapest, rifilando un comodo 8-3 al Ferencvaros, squadra che quest’anno è sembrata reggere più che dignitosamente l’impatto con una nuova realtà come la ICE Hockey League. Ma che col passare del tempo è scivolata sempre più pericolosamente verso l’oblìo della terra di nessuno (10°-12° posto) a far compagnia a Vorarlberg ed Innsbruck.

Graz arriva a Bolzano a ranghi incompleti (vista l’assenza per infortunio del suo top scorer, Nick Bailen) ma senza alcuna intenzione di cedere punti nel momento topico della stagione, impegnata com’è nella lotta per il primato con Klagenfurt. Le due sono separate da un solo punto in classifica e domani si affronteranno a Graz, nel big-match che potrebbe decidere il re della regular season. 

Sempre domani, Bolzano ospiterà il Fehérvár, attualmente aggrappata all’ultimo seggiolino utile per garantirsi gli ottavi di finale. Fin qui, la stagione dei magiari non è stata soddisfacente, anzi.vs Fehervar

Dopo un buon avvio di ICE anch’essi sono scivolati progressivamente verso il fondo della classifica. Oggi, come detto, hanno sette punti di vantaggio (ed una partita in meno) rispetto ai cugini del Ferencvaros. Potrebbero essere sufficienti, a meno di improbabili stravolgimenti finali. Domani, proveranno comunque a non tornare in Ungheria a mani vuote.

Durante la pausa olimpica, l’head coach dell’Hockey Club Bolzano, Doug Shedden, ha avuto a disposizione solo 18 dei 26 giocatori a roster. Ma sia per lui che per la squadra sono stati certamente giorni molto utili e produttivi.

Il team si è ritemprato a dovere dopo l’incredibile tour de force dal 26 dicembre al 1° febbraio. Ed assieme al coaching staff avrà avuto modo di mettere mano ai molti dettagli migliorabili sia nel gioco che nel collettivo.

Sono rientrati alla base gli otto biancorossi che a Milano hanno avuto l’onore di indossare la maglia azzurra. Tutti sono abili ed arruolabili, ad eccezione di Matt Bradley, infortunatosi proprio negli ottavi di finale contro la Svizzera. Anche Mark Barberio non sarà presente nei due incontri del weekend. La buona notizia che lo riguarda è che il suo rientro nei ranghi potrebbe essere pianificato entro la fine del mese di febbraio.

In questi giorni, i Foxes stanno valutando la posizione di Christopher Gibson. Il goalie ha dimostrato qualità che non sono passate inosservate agli occhi della società di via Galvani. Potrebbe essere una pedina preziosa in ottica playoff. Le parti stanno attualmente trattando il prolungamento del contratto, almeno fino allo scadere della stagione.

Per concludere, un dato poco rassicurante, che risalta agli occhi, è il coefficiente di difficoltà che si nasconde dietro la coda della regular season dell’Armata Biancorossa.

Dopo il doppio impegno in questo weekend, mercoledì prossimo il Bolzano sarà di scena a Lubiana, dove il peso specifico dei punti a disposizione sarà altrettanto di vitale importanza.  E venerdì, al Palaonda, arriverà proprio il Klagenfurt.

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I Foxes si recheranno infine domenica 1° marzo a Feldkirch dove chiuderanno contro il Voralrlberg il loro cammino di regular season.

Sarebbe prioritario, quasi fondamentale per i biancorossi, garantirsi una posizione all’interno della. Top 4. Che permetterebbe al Bolzano il vantaggio di un match casalingo in più nella serie dei quarti di finale.

È il momento della verità, quello che accompagnerà da qui ad aprile le franchigie più accreditate al titolo. La Karl Nedwed Trophy saluterà Salisburgo dopo quattro lunghi anni di permanenza nella città di Mozart, oppure si trasferirà altrove?

 

Una cosa è certa: non c’è mai stata una competizione nella sua storia dove l’Hockey Club Bolzano non si sia adoperato, dando il massimo di sè, nella sua costante ricerca della vittoria.

Nel suo senso del dovere, riportare la Coppa ad Hockeytown sarà sempre una priorità.

Oggi, come in futuro.

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