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milano cortina

 

Dalla volata finale di regular season della ICE al torneo olimpico ai blocchi di partenza alla Santagiulia Arena.

 

 

Questo ed altro nel 42° 𝙖𝙥𝙥𝙪𝙣𝙩𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙘𝙤𝙣 𝘼𝙨𝙨𝙞 𝙙𝙞 𝙗𝙖𝙨𝙩𝙤𝙣𝙞. Dalla penna di𝘼𝙣𝙙𝙧𝙚𝙖 𝙎𝙘𝙤𝙡𝙛𝙖𝙧𝙤.

 

Dieci giorni. 

Prima che sorga il sole sui Giochi olimpici invernali di Milano e Cortina.

Diciassette, invece, da vivere nell’attesa del debutto della Nazionale italiana di hockey su ghiaccio.

 

Che cadrà, appunto, alle ore 21:10 di mercoledì 11 febbraio.

Quando gli Azzurri, a Milano, scenderanno sul ghiaccio dell’alquanto chiacchierata Santagiulia Ice Hockey Arena, si troveranno di fronte la Svezia, il primo degli insormontabili ostacoli presenti nell’infernale girone preliminare dell’Italia, assieme a Finlandia e Slovacchia.Arena Santa

Cinque, come i cerchi olimpici. Esibiti, a Bolzano come in tutto l’Alto Adige, per dovere di ospitalità. Nei confronti dell’appassionato e variopinto popolo del biathlon.

Che albergherà nella Südtirol Arena Alto Adige di Anterselva e vedrà distribuire le prime medaglie a partire da domenica 8 febbraio, quando saranno le staffette miste a darsi battaglia. Nella casa del biathlon, in Italia.

Dieci, per tornare sui binari dell’hockey su ghiaccio - a noi più congeniali -, come le giornate mancanti al termine della regular season della ICE Hockey League. Dove la classifica comincia a delinearsi in modo sempre più netto. E vede ancora al comando un terzetto tutto austriaco, formato da Klagenfurt, Salisburgo e Graz. Con il Bolzano a ruota, a mantenere il podio a portata di tiro.

La Top Six ha già certificato la qualificazione delle Rotjacken. Il cui ambiente, nello scorso autunno, sembrò sul punto di implodere. A causa dell’inguardabile condizione fisica in cui versavano alcuni degli alfieri, soprattutto Sebastian Dahm, lo stagionato goalie danese. Contestato pesantemente dai cinquemila della Stadthalle di Klagenfurt, dopo i cinque gol incassati in casa proprio dall’Hockey Club Bolzano.

Al culmine della sgradevole situazione, coach Kirk Furey e capitan Thomas Koch ci misero la faccia. Difendendo il loro guardiano titolare con tutte le variazioni dialettali a loro disposizione.Top6

Dopo il logorio cagionato dalle sei battaglie di qualificazione agli ottavi di CHL, le prestazioni di Sebastian Dahm, come di tutto il team, sono progressivamente cresciute in termini di condizione atletica e reattività. Tanto che, a fine dicembre, la franchigia carinziana si è insediata ai vertici della classifica grazie ad un filotto di nove vittorie su dieci incontri.

Cerchi alla testa, aprendo il capitolo relativo all’Armata Biancorossa, sono quelli che sarebbero venuti ai puristi ed agli eterni insoddisfatti che popolano Hockeytown. A causa degli altalenanti risultati che starebbe raccogliendo la squadra. 

I giudizi espressi sui social, a volte con toni discutibili ed irriverenti, restano in gran parte irricevibili. Perché ci possono essere mille cause, appuntate nel diario di bordo redatto quotidianamente dal team, potenzialmente impossibili da comprendere appieno. Se percepite totalmente al di fuori dallo spogliatoio.

In verità, dallo scorso 26 dicembre, ovvero da quando le squadre vengono shakerate da un calendario ai limiti della schizofrenia, obbligandole ad essere sul ghiaccio - in media - ogni secondo giorno, i biancorossi hanno totalizzato il maggior numero di punti.

Lo si evince dalla classifica nel periodo: Bolzano 28 (in 13 match); Salisburgo 27 (in 12); Klagenfurt 24 (in 11); Graz 22 (in 11); Valpusteria 16 (in 11); Fehervar, Vienna e Linz 15 (tutte in 11); Lubiana 13 (in 9, avendo giocato e vinto dal 13 al 17 gennaio scorsi le tre gare di finale del campionato sloveno contro Jesenice); Vorarlberg (in 9) e Villach (in 11) 12; Ferencvaros 10 (in 11); Innsbruck 4 (in 12).

Dal suo arrivo, il nuovo coach Doug Shedden ha certamente portato nello spogliatoio una ventata d’aria fresca. In 15 incontriD S Shedden ne ha persi solamente 2 nei tempi regolamentari. Altri 3 all’overtime. Per un saldo complessivo di 10 vittorie e 5 sconfitte in 15 match. 

L’unico appunto che gli si può fare, stando ai risultati ottenuti, è di dover migliorare le prestazioni negli scontri diretti con le corazzate della ICE. Perché Bolzano, con il nuovo condottiero sul pancone, avrà anche vinto il derby in Pusteria per 5-3 ma poi, cifre alla mano, è stato battuto due volte da Salisburgo, una da Graz e una su due match da Klagenfurt.

La velocità di crociera dei biancorossi, quindi, è più che accettabile.

Molti sono però i sincronismi perfezionabili. 

Tra questi, le uscite di zona della linea difensiva, a supporto della verticalità e del gioco d’insieme impostati da Shedden, specialmente nelle transizioni. In certe situazioni esporrebbero troppo il fianco del terzo difensivo amico. 

Ad esempio, nella prima delle due recenti gare contro Innsbruck, è accaduto più volte che, nei ripiegamenti difensivi biancorossi, l’avversario avesse comunque molta luce tra sè e la porta.

Matt Wilkins, 34enne attaccante degli Squali, a secco dallo scorso 21 dicembre, è andato a nozze nel derby di Innsbruck segnandone addirittura quattro a Sam Harvey. Non più tardi di due gare fa. 

In attacco, il Bolzano ha la necessità di trovare maggiore incisività nelle opzioni di tiro. Specialmente quando queste godono del vantaggio della superiorità numerica.

Molti “2 contro 1”, in questa circostanza, sono stati scialati malamente.

I biancorossi hanno la tendenza di voler entrare col disco in porta, mancando sostanzialmente di cinismo. Questo teorema è fin troppo evidente nella banale lettura del costante “maggior numero di tiri” nei confronti dell’avversario.

Fare cerchio intorno alla squadra. Doug Shedden, nella cortina di riservatezza dello spogliatoio, si è trovato a doversi confrontare con la sua squadra anche per altri aspetti. Ovvero quando improvvise carenze di energie nervose fanno venire meno due fondamentali fattori: intensità e concentrazione.

A gara in corso, i loro rispettivi bioritmi talvolta subiscono violente ed improvvise oscillazioni. Ed il Bolzano si ritrova a viaggiare ad intermittenza, concedendo interi periodi di gioco all’avversario. In modo alquanto inopportuno.

Un limite del collettivo, che ha radici profonde.Hanlon Ireland

Anche Glen Hanlon - e prima ancora Greg Ireland - dovettero occuparsene più volte durante le proprie gestioni. Specialmente nel corso dei playoff.

Doug Shedden, al pari dei suoi colleghi, non detiene una bacchetta magica nel suo personale equipaggiamento. In passato ha saputo dare tantissimo alle sue squadre. Sia da giocatore che da tecnico. Magari, rispetto ai suoi predecessori, riuscirà ad entrare nelle teste dei giocatori in modo diverso, radicale. Per ridurre al minimo sindacale uno degli evidenti limiti del Bolzano edizione 2025-2026.

La chiusura del cerchio. Quella che ha vissuto mercoledì scorso Daniel Frank, al momento di tagliare il prestigioso traguardo delle 700 presenze in maglia biancorossa.

Da Innsbruck a Innsbruck.

Proprio dal derby contro gli Squali, nella prima giornata di EBEL, in programma domenica 8 settembre 2013, iniziò il lungo rapporto di Daniel con Hockeytown.

Un avvio incoraggiante e farcito con una netta vittoria (1-6), servita nel terzo periodo con quattro poderosi squilli biancorossi.700 Frank

Nei 13 onorabili anni di militanza nel capoluogo, il ragazzo meranese (che compirà 32 anni il prossimo 21 marzo) l’ha indossata come una seconda pelle. E l’ha pure impreziosita con la “C” di capitano. Ereditata da Anton Bernard, quattro anni fa.

A livello individuale, le sue migliori stagioni in biancorosso resteranno, per il momento, quelle vissute proprio nel ruolo di leader dello spogliatoio, dal 2022 al 2024. E potrà raccontare, in futuro, magari ad eventuali figli e nipoti, d’essere stato tra i pochi a vincere la Ebel.

Sia nel 2014 che nel 2018.

Disposti a cerchio. Attorno al capitano. 

Ora, Frank ed i suoi compagni di squadra hanno a disposizione otto match, da qui alla fine della regular season, per ottenere il maggior numero di punti. E conquistare una degna posizione finale in classifica. La più alta possibile.

La prima fatica per i Foxes, delle otto in programma da questa domenica al 1° marzo, cadrà proprio oggi. Nell’arena dei Capitals, a Vienna.

Un’analisi un po’ più approfondita sui biancorossi, dopo i primi 40 incontri giocati in questa stagione, non può non essere condizionata dall’avvicendamento tecnico in corso d’opera.

Il passaggio di testimone tra Kleinendorst e Shedden, maturato dopo la vittoria per 3-1 di Budapest dello scorso 7 dicembre, è stato causato dal pessimo rapporto interpersonale che vigeva in spogliatoio tra il coach uscente e la squadra. 

Dopo un ottimo avvio di stagione in CHL (nonostante gli intrecci con Frölunda e Luleå, guarda caso proprio le due finaliste di questa edizione), Kurt Kleinendorst è stato sollevato dall’incarico dopo 25 match di ICE Hockey League.

CHL a GoteborgA nulla è valso il suo convincente impatto con questa Lega (6 vittorie ed una sola sconfitta). Perché ad esso sono seguite le prime incomprensioni ed i primi mugugni sul suo operato. Una voragine sempre più vasta, all’interno della quale il team è progressivamente collassato (8 vittorie e ben 10 sconfitte in ICE negli ultimi 60 giorni di gestione Kleinendorst).

Un colpo al cerchio, uno alla botte. La sagacia di Shedden è tutta qui.

Il nuovo coach, pur manifestando un carattere alquanto severo e determinato - che non fa certo risaltare la sua permissività - ha comunque avuto un impatto positivo sul gruppo. Dandogli maggiore libertà tattica rispetto al predecessore. Indicandogli un più fruibile obiettivo prestazionale, da raggiungere attraverso una coralità offensiva nella quale molti elementi stanno trovando terreno fertile per esprimere al meglio le proprie potenzialità.

In questo contesto, le prime due linee stanno viaggiando a pieni regimi. Ed infatti, il Bolzano vanta attualmente il miglior attacco della Lega (146 reti realizzate).

Brad McClure sta attraversando un eccezionale frame realizzativo della sua stagione. Con Matt Bradley accanto può esaltarsi lungo l’out di pertinenza ed andare a guadagnarsi gli assist che Cole Schneider - giocatore che si sta imponendo in modo straordinario all’interno del gruppo - sta costantemente sfornando ai propri compagni. 

In difesa, invece, Scott Valentine e Philip Samuelsson stanno facendo il loro. Forse, tra i due, chi ultimamente ha maggior necessità della sponda del compagno risulta essere il secondo.Brad 19

Nell’altro blocco, in questo periodo ad esaltarsi maggiormente sono un Dustin Gazley sempre più sorprendente in vitalità e velocità di pensiero - a dimostrazione che né l’età né la convenienza di arrivare maggiormente freschi all’impegno con la Nazionale potranno mai impedirgli di garantire il 110% al suo team - ed un Shane Gersich che sembra perfettamente calato nell’habitat agonistico costruito intorno al team da Doug Shedden. Brett Pollock invece ha scelto una condotta più proletaria, occupandosi di fare legna in favore dei compagni. Col suo fisico è un’attività redditizia ma l’aspetteremmo volentieri ai playoff in versione goleador, la stessa con la quale si fece apprezzare nelle tre precedenti stagioni spese a Kosice. 

Dietro loro, a guardia del terzo difensivo, Max Gildon continua a garantire saldi attivi nel computo plus/minus. Oltre a sciropparsi molti minuti di ghiaccio, anche a sostegno degli special teams. Visto il perdurare dell’assenza di Dylan Di Perna gli è stato affiancato Matt Cairns.

Due bei granatieri, non c’è che dire.

In terza Daniel Mantenuto e Luca Frigo risultano essere spesso e volentieri le garanzie sulle quali il Bolzano fa costante riferimento. Con l’avvento di Matteo Gennaro, i due sono stati ultimamente separati da Chris DiGiacinto, spostato in quarta assieme a Bryce Misley e Daniel Frank (o Pascal Brunner). 

Nel terzo blocco, Enrico Miglioranzi giostra ora con Jason Seed. Senza dimostrare apparenti difficoltà. Il totale recupero agonistico di Tanzi lo sta proponendo in una versione già vista in passato. Quando Enrico andava a prendersi con baldanza metri e metri di ghiaccio, in zona neutra, nella costruzione della manovra offensiva. Jason invece cerca sempre di svolgere il proprio ruolo in modo ordinato. E questo non lo si può certo considerare un limite.

Il cerchio ristretto. Quelli dei portieri.

Argomento che si presenta come una rosa rossa.

Bellezza a parte, le spine non si possono ignorare.

Jonny Vallini è finalmente rientrato in squadra questa settimana, dopo un’assenza di oltre 40 giorni. Ora dovrà necessariamente scalare le nuove gerarchie. Per la presenza di GibsonChristopher Gibson, il nuovo arrivato, che si è già fatto apprezzare - anche dalla critica - per le caratteristiche con le quali interpreta il ruolo.

Ciò che colpisce è la sua calma. Che sa infondere anche al reparto arretrato. Inoltre ha buoni fondamentali, senso della posizione, ama giocare il disco e porta in dote molta esperienza al reparto. Ha un contratto a breve termine. Ma sulla sua posizione, durante la parentesi olimpica, potrebbero esserci inattesi sviluppi.

Venerdì sera, Sam Harvey ha confezionato il terzo shut-out personale della stagione.

Un modo concreto di rispondere alle puntuali critiche piovutegli addosso sui social. 

Siamo certi che sia totalmente consapevole di aver commesso degli errori, anche grossolani, durante i primi 40 match della sua stagione.

È al di sotto del suo standard abituale, ma da qui a voler chiedere il suo scalpo ce ne passa.

Ora il reparto è più affollato del dovuto. Come anticipato per Gibson, lo stop obbligato imposto dai Giochi olimpici invernali potrebbe riservare delle sorprese a riguardo.

Uno degli aspetti in cui attualmente coach Shedden è in dovere di esprimere la propria lungimiranza e la propria esperienza è proprio legata alla delicata gestione del turn-over.

Con l’arrivo di Cairns e Gennaro, è aumentata la profondità del pancone ma sono contemporaneamente crollati i minutaggi di Michele Marchetti ed Enrico Larcher. Diventati, a tutti gli effetti, il 14° attaccante ed il 9° difensore a roster.

Abbondanza da maneggiare con estrema cautela, come si può comprendere.

Un capitolo a parte riguarda infine il perdurare dell’assenza di colui che fu indicato come l’ingaggio stagionale di maggior prestigio, ovvero Mark BarberioBarberio

L’infortunio si sta dimostrando nei suoi confronti alla stregua di un labirinto che non dà alcun riferimento utile perché l’atleta possa imboccare la via d’uscita.

Purtroppo, il nuovo episodio della patologia muscolare di cui Barberio soffre è avvenuto per la ferrea volontà del giocatore di dare il proprio contributo nel derby di Halloween col Valpusteria, quello del clamoroso 9-1 interno. Poche partite dopo, il numero 54 dei Foxes si è dovuto nuovamente fermare. Un rientro troppo anticipato, a ben vedere.

Dal coaching staff fino all’ultimo degli ultrà, tutti si augurano di rivederlo pienamente recuperato, dopo la pausa olimpica. Sarebbe un innesto di assoluto spessore in vista dei futuri playoff.

Mentre gli avventori della Top Six sono comodamente seduti ai loro tavoli, godendo di un margine di vantaggio davvero abbondante, nella sottostante bolgia da saloon - quella che disegnerà i contorni degli ottavi di finale - il caos e l’incertezza regnano sovrani.

In lizza per le purificazioni dal 7° al 10° posto ci sono cinque squadre. Racchiuse in altrettanti punti. Una è di troppo.

Come la scorsa stagione, i magiari di Székesfehervár stanno viaggiando con il freno a mano tirato, proprio nella fase decisiva della ICE. Cinque sconfitte consecutive, tre delle quali all’overtime. La Top Six è troppo lontana per farci un pensierino. Ma la voragine dell’11° posto è soltanto a cinque spanne dai loro pattini.

Anche le “Ali Nere” di Linz stanno facendo i conti con una stagione molto travagliata. I Black Wings vengono da tre sconfitte consecutive ed oggi non possono assolutamente fallire ad Innsbruck.

Vienna e Ferencvaros, invece, hanno raggranellato qualcosa in quest’ultima settimana.

Detto dei Caps e del Bolzano, loro avversario odierno (che non vorrà certamente lasciare altri punti ai piedi dell’Hofburg), gli ungheresi sono invece alla loro prima esperienza in questo girone dantesco. E mercoledì dovranno salire fino in Carinzia per affrontare la capolista.

Attualmente, nella scomoda posizione di essere fuori da tutto, oltre alle staccatissime Vorarlberg ed Innsbruck, si trova il Villach. Ma le ultime tre vittorie su quattro incontri hanno rilanciato anche le sue ambizioni.

Sarà lotta serrata fino all’ultima sirena della regular season.

In chiusura di rubrica torniamo un ultimo istante sull’evento olimpico. Per scorrere il calendario degli avvenimenti che ci riguarderanno più da vicino.

Il 4 febbraio, alle ore 19.30, al Palaonda si affronteranno Italia e ITA GER, nell’ultimo test match prima del torneo olimpico. Non sarà di scena Leon Draisaitl, ma sarà comunque grande hockey. 

Il primo team azzurro a scendere sul ghiaccio olimpico, sempre mercoledì 4, due giorni prima della cerimonia di inaugurazione prevista a Milano - allo Stadio Meazza di San Siro -, sarà il doppio misto del curling, impegnato con la Corea del Sud, nel primo incontro preliminare.

Il programma dell’hockey su ghiaccio verrà invece aperto dalle nazionali femminili.

 

Giovedì 5, alle ore 14.40, le Azzurre se la vedranno con la Francia. Nello stesso girone dell’Italia ci saranno anche Svezia, Giappone e Germania.

Venerdì 6, dopo l’ultimo match in programma tra Vegas Golden Knights e Los Angeles Kings, la NHL abbasserà le serrande per tre settimane. Sarà il momento in cui, dopo 12 anni di assenza, le stelle convocate per il contest dei Giochi olimpici confluiranno in Europa. E daranno spettacolo...HCB Olympics

Mercoledì 11, alle ore 21.10, alla Santagiulia Arena, la Nazionale maschile debutterà con la Svezia. Venerdì 13 toccherà alla Slovacchia (ore 12.10) a Milano Rho. E sabato 14 (ore 16.40) si tornerà alla Santagiulia Arena per affrontare la Finlandia, campione olimpico in carica. Martedì 17 gli Azzurri torneranno sul ghiaccio e si giocheranno l’accesso ai quarti di finale.

I convocati: 

Portieri - Damian Clara (Brynas IF), Davide Fadani (Kloten) e Gianluca Vallini (Foxes Bolzano).

Difensori - Dylan Di Perna e Jason Seed (Foxes Bolzano), Gregory Di Tomaso, Daniel Glira e Luca Zanatta (Valpusteria), Thomas Larkin ed Alex Trivellato (Schwenninger Wild Wings), Phil Pietroniro (Rytiri Kladno).

Attaccanti - Matthew Bradley, Cristiano DiGiacinto, Luca Frigo, Dustin Gazley e Daniel Mantenuto (Foxes Bolzano), Tommaso De Luca e Diego Kostner (Ambri Piotta), Mikael Frycklund, Tommy Purdeller e Nick Saracino (Valpusteria), Giovanni Morini e Marco Zanetti ((Lugano), Alex Petan (Olimpija Lubiana), Alessandro Segafredo ((Lions Zurigo).

Coaching Staff: Jukka Jalonen, head coach; Giorgio De Bettin e Stefan Mair, associati.