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Assi di bastoni

Arena vs SVETesta, gambe e cuore...

Quando conta davvero, e la posta in palio è alta, sono questi i valori sui quali un vero atleta fa enorme affidamento.

Può essere allenato al punto da superare con ampio margine il gap delle sue potenzialità tecniche. Ed aver portato oltre l’inimmaginabile la sua capacità di sopportare la fatica ed il dolore fisico.

Ma, una volta calato nel pieno della competizione, se non saprà attingere dai serbatoi di queste risorse, sarà sempre costretto ad assistere alle vittorie altrui.

I venticinquesimi Giochi olimpici invernali, quelli che stanno volgendo verso la cerimonia di chiusura, in programma domenica prossima all’Arena di Verona

(trasmessa in mondovisione a partire dalle ore 20.30), hanno omaggiato il nostro Paese e la magnificenza delle sue montagne, mettendo in passerella davanti all’enorme bacino degli osservatori (in diretta televisiva e non) unaVerona spettacolare sequenza di competitori, uomini e donne leggendari, record mozzafiato, trionfi, drammatiche sconfitte, tragici accadimenti sportivi ed il suo agonistico lascito spirituale, che verrà analizzato dall’immancabile stuolo di critici ed esperti quando la fiamma olimpica, simbolo di continuità ed unione, verrà spenta entro l’anfiteatro di piazza Bra, al cospetto di chi potrà permettersi l’onerosissimo biglietto d’ingresso (oscillante tra i 950 e gli 8.000 euro!).

In mezzo a tutto ciò, ed all’incredibile escalation delle medaglie raccolte dagli azzurri, la splendida Arena Santa Giulia, a braccetto con il più sobrio Milano Rho Ice Hockey Arena, hanno ospitato le gesta della Nazionale italiana di hockey su ghiaccio.

Un Blue Team che ha vissuto con dignità la sua esperienza olimpica. Uscendo dalla competizione con la personale classifica disadorna di punti ma con un importante bagaglio di aspettative quando, dal 15 al 31 maggio, si giocherà le sue possibilità di salvezza nel corso dell’89° campionato mondiale Top Division in programma nella vicina Svizzera, tra Zurigo e Friburgo. Evento che subì l’annullamento a causa del Covid, nel maggio del 2020, ma che ora finalmente potrà vivere il suo tanto atteso momento di gloria.

Clara 1

 

Damian Clara vs. Resto del Mondo?

Il torneo olimpico degli Azzurri, giocatosi interamente a Milano, ha inevitabilmente diviso in due la ruspante platea composta da addetti ai lavori, esperti, tifosi, semplici simpatizzanti, smargiassi e palesi contestatori.

“Realisticamente scettici vs. Inguaribili ottimisti”

Una sfida a singolar tenzone, vissuta prevalentemente sui social.

 

Dalla quale è emerso un principio potenzialmente discutibile:

“Se non fosse stato per Clara... chissà quante reti avremmo potuto subire”.

Una locuzione al limite dello sgradevole, che non rende l’effettivo merito alle prestazioni del collettivo azzurro, specie nel corso dei primi due impegni del girone, contro Svezia e Slovacchia.ITA SVE ingaggio

Il reale obiettivo di questa spedizione, comandata dall’head coach Jukka Jalonen e da Stefan Mair e Giorgio De Bettin, suoi fedeli associati, era ed è sempre stato unico ed insindacabile.

Fungere da “crash test dummies” in questa proibitiva esperienza nell’Olimpo dell’hockey internazionale. In attesa di affrontare mari meno perigliosi, quelli che si affronteranno in Svizzera, nella prossima Top Division. Quando, da 12, le nazionali più forti del mondo saliranno a 16.

Come sottolineato su TuttoHockey da Daniele Amadasi (giornalista, scrittore ed opinionista milanese, grande conoscitore delle vicende dell’hockey nazionale ed internazionale), il bilancio del Blue Team può indubbiamente apparire deficitario.panca Jalonen

Quattro sconfitte su altrettanti match, 4 gol fatti e 22 subiti (su 210 tiri avversari), unite alla pesante débâcle patita dalla Finlandia (0-11), non giocherebbero a favore della causa azzurra.

Però, se facessimo un raffronto tra la nostra Nazionale e l’altra Cenerentola olimpica, ovvero la Francia (con Austria, Ungheria e Slovenia tra i team “abbordabili” in Top Division) ci accorgeremmo che riporre fiducia sulla bontà del progetto “Blue Team 2026” non sarebbe del tutto un azzardo.

I transalpini, infatti, hanno realizzato 6 gol subendone 25, ma incassando 56 tiri in meno.

Grazie alla solidità di Damian Clara e Davide Fadani Fadani ITA SVK(ma anche allo spirito di abnegazione ed al carattere dimostrato dal collettivo), l’Italia ha fatto soffrire la Svezia per almeno 50’ ed è rimasta in partita fino al 60’ contro la Slovacchia.

A tal proposito, chi avrebbe mai immaginato che Jukka Jalonen concedesse ai suoi uomini l’opportunità di giocarsela a viso aperto, fino in fondo? Inserendo il sesto uomo di movimento, a voler dimostrare a quelle due galassie del firmamento dell’hockey che sarebbe potuta bastare una sola stella in più per generare il più clamoroso ed inatteso buco nero della loro storia hockeistica?

Alla fine, Svezia e Slovacchia si sono salvate dalle rispettive situazioni di imbarazzo, in occasione dell’incrocio con gli Azzurri. I quali, non avranno tradizione, tanto meno un bacino d’utenza abbastanza grande per creare un movimento nazionale degno di questo nome, un programma tecnico pluriennale d’avanguardia come quello sul quale possono contare realtà come Svizzera e Germania, però... se giocassero di frequente così, con “Testa, gambe e cuore”, una chance in più sull’avversario potrebbero anche meritarla, prima o poi.
Frigo vs SVE
gol Frigo SVEVisto che stiamo dimostrando di simpatizzare per gli “Inguaribili ottimisti”, perché non decidere di rilanciare la sfida ripartendo dalle certezze offerte dai nostri portieri, visto che possiamo vantarle?

Inoltre, come sottolineato da Amadasi, per lo staff tecnico azzurro, l’aver speso l’esperienza olimpica contro avversari abituati a ruotare “a quattro linee” e ad imprimere al match ritmi ed intensità sostanzialmente diversi dalla realtà dei club della ICE, laddove provengono la maggior parte dei convocati, potrebbe essere stato un vantaggio, in prospettiva, per veicolare uno specifico lavoro tattico?gol esultanza

In Svizzera, a maggio, il girone dell’Italia sarà composto da: Canada, Slovacchia, Repubblica Ceka, Svezia, Norvegia, Danimarca e Slovenia. La corsa andrà impostata sulle ultime tre identità, considerando ragionevolmente inavvicinabili le prime quattro.

Soprattutto il match contro gli sloveni sarà di capitale importanza.

Staremo a vedere...

Mentre siamo intenti a redigere la nostra nuova rubrica, e prima di addentrarci nuovamente nel mondo che ci riguarda più da vicino, quello della ICE, a Milano sono in corso i match valevoli per l’accesso alle semifinali.

Nel pomeriggio, una solidissima Slovacchia non è stata impensierita dalla “miglior Germania di tutti i tempi”, come era stata definita alla vigilia del torneo olimpico.

big save vs CHLa presenza della stella più luminosa, Leon Draisaitl, straordinario centro degli Edmonton Oilers e compagno di banco di un certo Connor McDavid, non ha evitato ai germanici un’eliminazione abbastanza cocente, figlia di un organico poco equilibrato e coeso, apparso in chiara difficoltà fin dalle prime battute della competizione.

Un match che rimarrà nella storia di questa edizione dell’Olimpiade invernale è stato invece il quarto di finale tra Canada e Repubblica Ceka. Deciso, dopo soli 82 secondi di overtime, da uno strepitoso gol di rovescio all’incrocio di Mitch Marner, penetrato come un coltello nel burro nella tenaglia difensiva orchestrata malamente su di lui da Ondrej Kase e Radim Simek.

I ceki hanno gettato alle ortiche una colossale opportunità di rispedire al mittente sia McDavid che i suoi illustri compagni. Giocando nel modo piu gagliardo possibile. Al cospetto della più talentuosa scuola hockeistica del pianeta. Sfruttando a suo vantaggio anche la malaugurata uscita di scena di un totem come Sid Crosby.

Clara da sopraPiù precisamente, quando si sono ritrovati in vantaggio per 3-2 a 7’ dalla sirena finale, grazie ad una prodezza di Ondrej Palat, su azione viziata dalla clamorosa presenza sul ghiaccio di un sesto uomo di movimento per la Cekia, non visto dagli arbitri e tantomeno dal pancone canadese.

Dopo aver resistito 4’15” all’uragano sollevato da Macklin Celebrini e Nathan McKinnon, la Repubblica Ceka è stata costretta ad incassare il 3-3 a 207 secondi dalla sirena.

Non un gol banale. Ma un meraviglioso colpo di spatola al volo, preciso e maligno insieme, con il quale Nick Suzuki ha trovato il fatale pertugio (vocabolo tanto caro ad un maestro come Franco Bragagna!, nda) tra i gambali di Lukas Dostal.

Mentre al di là dell’Oceano un’intera Nazione stava rianimandosi dallo spavento, a qualche respiro dalla sirena finale Martin Necas si è creato l’occasione capitale, uncinando il disco in zona neutra e  partendo dritto per dritto, in breakaway, verso la gabbia di Jordan Binnington.

Attimi di puro terrore, in Canada. L’illusione di un miracolo al fotofinish, in Cekia.

Il numero 98 ceko ha pregustato l’impresa storica. Da regalare al suo popolo ed a se stesso. Puntando anch’egli lo spiraglio tra i gambali del portierone dei St. Louis Blues.

Ma Binnington, contrariamente a Dostal, non si è fatto ingannare allo stesso modo.panca di spalle

Sempre all’overtime, al termine di un match altamente drammatico, straordinaria impresa della Finlandia sulla Svizzera, nel classico confronto da “dentro o fuori”. L’ambito dove i finlandesi dimostrano di essere veri e propri maestri nell’auto-controllo. 

Avanti per 2-0, fino a sei minuti dal termine, la “Nati” rossocrociata ha subìto il lento ma inesorabile crescendo dell’avversario. E, al primo supplementare, è stata clamorosamente ribaltata.

Per la Finlandia, una vittoria quasi insperata. Costruita sulla forza dei nervi distesi (3-2: Aho al 53’54”, Heiskanen al 58’48” e Lehkonen al 63’23”). 

Dunque, i cinque cerchi risultano essere particolarmente indigesti agli elvetici. I quali, ancora una volta, sono costretti a rinunciare - ai quarti di finale - al sospirato piazzamento sul podio olimpico.

Infine, il programma dei quarti di finale si è chiuso mercoledì sera con uno Stati Uniti-Svezia molto più tattico di una partita a scacchi.

Canada rosterConnor Hellebuyck (Winnipeg Jets) e Jakob Markstrom (New JerseyDevils), Suomii due eccezionali guardiani, sono stati per 60 minuti effettivi i vertici di un sistema difensivo prettamente speculare.

Un match vissuto nei tempi regolamentari sulla reciproca adozione di una ferrea disciplina sul ghiaccio. Con tre soli giocatori costretti a sedersi in panca puniti con penalità minori.

Con gli Stati Uniti avanti per 1-0, dall’11’ del secondo periodo, grazie a Dylan Larkin (nulla a che spartire con Thomas, capitano della Nazionale italiana), quando sembrava sul punto di non avere più margini ed energie, il lunghissimo inseguimento della Svezia si è concretizzato a soli 91 secondi dal patibolo, grazie ad un tiro al volo di Mika Zibanejad proprio sull’orlo della disperazione. Con il suo slap Mika, centro dei New York Rangers, padre iraniano e madre finlandese, produttore musicale a tempo perso, ha saputo cogliere quei pochi centimetri liberi tra il palo ed i lacci del gambale destro di Hellebuyck, riaccendendo in questo modo le speranze della Svezia.Il “tre contro tre” all’overtime ha obbligato gli uni e gli altri a stravolgere ogni velleitaria strategia.

Quando si sono aperti gli spazi, il più lesto e fortunato nel pescare un enorme jolly dal mazzo è stato Quinn Hughes, 26enne difensore dei Minnesota Wild, il cui tiro centrale ha colto Markstrom leggermente impreparato ed ha spalancato U.S.Ale porte delle semifinali davanti agli “Iu Es Ei”.Slovakia

Alle 16.40 di oggi: Canada-Finlandia, alle 21.10 invece: Stati Uniti-Slovacchia.

Saranno due match di semifinale che cammineranno sul filo dello spettacolo e dell’incertezza.

Destinati a cambiare probabilmente anche la storia e lo sviluppo delle operazioni di questa olimpiade italiana. Ammesso e non concesso che il Potus mantenga fede alle proprie parole e soprattutto che gli United States riescano a centrare la finalissima di domenica prossima, in programma all’Arena Santa Giulia, alle ore 14.10.

L’ultima medaglia d’oro in palio prima della cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026.

Abbiamo ritenuto opportuno lasciare alle Olimpiadi in corso, evento raro e catalizzatore per eccellenza, buona parte dello spazio dedicato ai nostri “Assi di Bastoni”.

Ma ora, siamo tenuti a rituffarci nelle vicende della ICE Hockey League, alla vigilia del rush finale della regular season 2025-2026. 

Sarà un weekend davvero molto importante. Sia per i Foxes, di scena al Palaonda per due volte in meno di 24 ore, che per il popolo di Hockeytown. Il quale, potrà riabbracciare i propri beniamini dopo l’ampia parentesi temporale concessa a Milano-Cortina 2026.4.jpg

Sono trascorse infatti tre settimane dall’ultima uscita di ICE, quella dell’attesissimo derby tra Bolzano e Valpusteria, conclusosi lo scorso 1° febbraio con il nettissimo 7-2 biancorosso davanti ad un Palaonda sold out. 

Nel frattempo la Top Six si è definitivamente formata (Klagenfurt, Graz, Salisburgo, Bolzano, Olimpia Lubiana e Valpusteria), essendoci oramai un gap incolmabile tra Valpusteria (sesta classificata) e Vienna (settima).

L’attenzione si sposta quindi sulle squadre in lotta per le posizioni dalla settima alla decima piazza. Che garantirà un biglietto esclusivo per gli ottavi di finale.

Vienna ha 61 punti e può stare relativamente tranquilla, Linz e Villach ne hanno 58, Fehérvár 57. Il margine tra sè ed il Ferencvaros (unico team che aritmeticamente avrebbe ancora possibilità di agganciare questo treno in extremis) è di sette punti. Potrebbero essere sufficienti anche se la squadra di Budapest, giusto in questo weekend, se la vedrà proprio con le ultime due della classe: Vorarlberg e Innsbruck. 

Sarà un fine settimana alquanto probante per l’Armata Biancorossa, la quale dovrà ospitare questa sera la vicecapolista Graz (ore 19.45) e domani nel tardo pomeriggio (ore 18.00) il Fehérvár.

vs Graz99I 99ers sono già tornati sul ghiaccio domenica scorsa, a Budapest, rifilando un comodo 8-3 al Ferencvaros, squadra che quest’anno è sembrata reggere più che dignitosamente l’impatto con una nuova realtà come la ICE Hockey League. Ma che col passare del tempo è scivolata sempre più pericolosamente verso l’oblìo della terra di nessuno (10°-12° posto) a far compagnia a Vorarlberg ed Innsbruck.

Graz arriva a Bolzano a ranghi incompleti (vista l’assenza per infortunio del suo top scorer, Nick Bailen) ma senza alcuna intenzione di cedere punti nel momento topico della stagione, impegnata com’è nella lotta per il primato con Klagenfurt. Le due sono separate da un solo punto in classifica e domani si affronteranno a Graz, nel big-match che potrebbe decidere il re della regular season. 

Sempre domani, Bolzano ospiterà il Fehérvár, attualmente aggrappata all’ultimo seggiolino utile per garantirsi gli ottavi di finale. Fin qui, la stagione dei magiari non è stata soddisfacente, anzi.vs Fehervar

Dopo un buon avvio di ICE anch’essi sono scivolati progressivamente verso il fondo della classifica. Oggi, come detto, hanno sette punti di vantaggio (ed una partita in meno) rispetto ai cugini del Ferencvaros. Potrebbero essere sufficienti, a meno di improbabili stravolgimenti finali. Domani, proveranno comunque a non tornare in Ungheria a mani vuote.

Durante la pausa olimpica, l’head coach dell’Hockey Club Bolzano, Doug Shedden, ha avuto a disposizione solo 18 dei 26 giocatori a roster. Ma sia per lui che per la squadra sono stati certamente giorni molto utili e produttivi.

Il team si è ritemprato a dovere dopo l’incredibile tour de force dal 26 dicembre al 1° febbraio. Ed assieme al coaching staff avrà avuto modo di mettere mano ai molti dettagli migliorabili sia nel gioco che nel collettivo.

Sono rientrati alla base gli otto biancorossi che a Milano hanno avuto l’onore di indossare la maglia azzurra. Tutti sono abili ed arruolabili, ad eccezione di Matt Bradley, infortunatosi proprio negli ottavi di finale contro la Svizzera. Anche Mark Barberio non sarà presente nei due incontri del weekend. La buona notizia che lo riguarda è che il suo rientro nei ranghi potrebbe essere pianificato entro la fine del mese di febbraio.

In questi giorni, i Foxes stanno valutando la posizione di Christopher Gibson. Il goalie ha dimostrato qualità che non sono passate inosservate agli occhi della società di via Galvani. Potrebbe essere una pedina preziosa in ottica playoff. Le parti stanno attualmente trattando il prolungamento del contratto, almeno fino allo scadere della stagione.

Per concludere, un dato poco rassicurante, che risalta agli occhi, è il coefficiente di difficoltà che si nasconde dietro la coda della regular season dell’Armata Biancorossa.

Dopo il doppio impegno in questo weekend, mercoledì prossimo il Bolzano sarà di scena a Lubiana, dove il peso specifico dei punti a disposizione sarà altrettanto di vitale importanza.  E venerdì, al Palaonda, arriverà proprio il Klagenfurt.

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I Foxes si recheranno infine domenica 1° marzo a Feldkirch dove chiuderanno contro il Voralrlberg il loro cammino di regular season.

Sarebbe prioritario, quasi fondamentale per i biancorossi, garantirsi una posizione all’interno della. Top 4. Che permetterebbe al Bolzano il vantaggio di un match casalingo in più nella serie dei quarti di finale.

È il momento della verità, quello che accompagnerà da qui ad aprile le franchigie più accreditate al titolo. La Karl Nedwed Trophy saluterà Salisburgo dopo quattro lunghi anni di permanenza nella città di Mozart, oppure si trasferirà altrove?

 

Una cosa è certa: non c’è mai stata una competizione nella sua storia dove l’Hockey Club Bolzano non si sia adoperato, dando il massimo di sè, nella sua costante ricerca della vittoria.

Nel suo senso del dovere, riportare la Coppa ad Hockeytown sarà sempre una priorità.

Oggi, come in futuro.

milano cortina

 

Dalla volata finale di regular season della ICE al torneo olimpico ai blocchi di partenza alla Santagiulia Arena.

 

 

Questo ed altro nel 42° 𝙖𝙥𝙥𝙪𝙣𝙩𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙘𝙤𝙣 𝘼𝙨𝙨𝙞 𝙙𝙞 𝙗𝙖𝙨𝙩𝙤𝙣𝙞. Dalla penna di𝘼𝙣𝙙𝙧𝙚𝙖 𝙎𝙘𝙤𝙡𝙛𝙖𝙧𝙤.

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L’uomo e la sua barba bianca stanno risalendo con passo placido la dolce china ammantata di rugiada. La costante nebbiolina delle prime ore del giorno, quella in cui quel vecchio affondava con leggerezza i suoi sandali, si è oramai dissolta alla luce di un soleggiamento quasi imbarazzante.

“Spero non ci sia già qualcuno ad attendere il mio arrivo...”.

Un istante dopo aver proferito sommessamente il suo pensiero, quell’uomo viene colto da un lieve abbattimento. Nello scorgere due impazienti figure, a lui note, proprio a ridosso di un vecchio cancello.

“Pietro, era ora!”, fa il più giovane dei due.

“Stai invecchiando, mio caro - rincara l’altro -, ogni giorno aggiungi qualche minuto di ritardo alla tua tabella di marcia!”.

L’uomo si liscia con la mano destra la sua candida barba imperlata dall’umidità mattutina. E, misurando le parole, non può esimersi dal rispondere loro a tono.

“Ma voi non dormite mai? Nemmeno la notte di Natale? Magari siete in giro da ieri sera, vero?”

Alle parole di Pietro i due reagiscono con una gustosa risata. Ribattendo con una salace risposta, pressoché immediata.

“Guarda che ci siamo alzati prestissimo. Proprio per smaltire le libagioni della vigilia. Così, ci siamo dati appuntamento mentre albeggiava, per un’uscita in bici assieme a Fausto. Poi lui, al solito, se n’è andato via al suo ritmo, al primo tornante. E noi non abbiamo potuto far altro che fermarci alla fonte. Una rinfrescata veloce ed era già ora di venire qua...”.

“Dai amico, tira fuori le chiavi del regno! Ed apri questa porta!”

Questa volta, alla richiesta dell’altro, Pietro ha la risposta pronta...

“Ringraziate il giorno in cui ho fatto una copia delle mie chiavi. Il Titolare mi ha chiesto giorni fa quelle originali, con la scusa di dover andare a Roma per i regali. E non me le ha piu restituite!”

Gino e Romeo

                                                                      Gino e Romeo

Un po’ macchinosamente, le porte del cancello si spalancano.

Con il solito lieve cigolio di sottofondo.

“Questo posto... è un vero paradiso!”, esclama Romeo, dirigendosi verso le tribune del PalaFiera, riprodotto qui - fedelmente, fino all’ultimo mattone - dopo essere stato abbattuto in via Roma.

“Cosa credi che sia? - reagisce Giuliano, particolarmente piccato -. Il purgatorio? Ieri sera ero a cena con le guardie che ci lavorano. Non ne possono più. C’è un’infinita coda quotidiana alle purificazioni. E loro, sono i soliti quattro gatti. Che non ce la fanno più. Né a gestirla, né a contenerla!”.

“Dai, Ciccio... stavo scherzando. E tu, come sempre, non lo capisci. Metti in moto le manine sante. Che dobbiamo fare il ghiaccio!”.

I due ex portieri, in odore di santità per la loro combattività in vita - perciò in attesa di essere collocati nel cielo immateriale più appropriato - imbracciano due pale dalle grandi braccia per cominciare l’operazione di lisciatura della piastra ghiacciata.

A quell’ora del mattino, ci sono soltanto loro nell’impianto celeste riservato all’hockey su ghiaccio. Prima che arrivino gli altri, hanno il tempo di condividere amabilmente ricordi ed aneddoti di varia natura. Avversari e compagni che, in vita, avevano condiviso con loro mille e più battaglie. 

Ad un certo punto, Giuliano fa: Ferraris

“Romeo... Te lo ricordi Don?”

“E come potrei dimenticarmene, Ciccio?”. 

Gli occhi di Giuliano si illuminano quando comincia a raccontare.

“Olimpiadi di Cortina d’Ampezzo del 1956. Quelle di Toni. E di Renzo, il “rosso volante”,  primo evento sportivo in assoluto ad essere trasmesso in diretta televisiva. Fui uno dei portieri convocati da Bibi, il nostro selezionatore, la leggenda dell’hockey elvetico”.

“Quindi?” - incalza Romeo.

Don, Don Rigaziol’invalicabile portierone degli Stati Uniti, una specie di idolo ai miei occhi. Me lo ritrovai di fronte allo stadio Olimpico, in una rotazione degli allenamenti tra le varie Nazionali. Era calata la sera e chiesi al primo fotografo vicino a noi di prendere la sua Kodak perché ci immortalasse proprio davanti alla porta. Foto che riuscii anche a farmi autografare da Don”.

Oltre a rubargli qualche gesto tecnico importante, Giuliano si divertì a replicare in Patria il suo stile di pattinaggio, molto americano, appariscente, con i pattini sollevati fin sopra al ginocchio. 

“I nostri tifosi mi adoravano - ricorda Ciccio - senza sapere che mi ispiravo proprio a lui...”.

“Ricordo - interviene Romeo - che facesti una memorabile partita contro il Canada. L’Italia doveva assolutamente vincere per passare il turno. L’Olimpico era strapieno di gente. E tutti a tifare per gli Azzurri. La nostra prima linea d’attacco (Tino, Giancarlo e Aldo) mise tantissima pressione a Denis (padre di Martin, 3 anelli e 22 anni coi New Jersey Devils) e Tino fece un gol spettacolare, portando in vantaggio l’Italia e facendo esplodere lo stadio”.

Tino mi passò accanto subito dopo aver segnato l’1-0Crotti - ricorda Giuliano - dandomi una carica pazzesca. Aldo fallì addirittura il raddoppio ed io parai davvero tutto!”.

Una voce, all’improvviso, si fece strada dalle tribune...

“Peccato che poi subisti il pareggio in modo maldestro!”

Riconoscendo il tono della voce, Giuliano si volta di scatto, esclamando verso un gruppetto sugli spalti: “Guarda Tino che mi copristi tu la visuale sul loro pareggio! Cosa fai qua, stiamo ancora lavorando!”

Giuliano e Romeo, abbandonando i loro attrezzi sul ghiaccio, vanno a riabbracciare i loro amici.

“Ragazzi! - interviene Giancarlo -, cosa avete da urlare? Vi hanno sentiti tutti all’Empireo”.

Giuliano e Romeo si stringono a Tino e Giancarlo in un sol abbraccio. Mentre un terzo uomo, più avanti negli anni, resta un filo in disparte.

“E lui? Chi sarebbe?”.

 

Alla domanda di Romeo, Tino risponde guardandolo in modo estremamente sorpreso.

“Ma come Romeo, parlate tanto di lui e non ti ricordi di Aldo? È arrivato qui solo qualche mese fa. A maggio. Ci siamo fatti dare un permesso da molto in alto per andare al suo funerale a Sault Sainte Marie. E poi, lo abbiamo accompagnato qui”.

“Sapete che oggi c’è la partita, vero? Può venire anche Aldo, se crede”.

Tino risponde quasi infastidito...

“E perché pensi che siamo qua, Giuliano. La tanto attesa sfida di Natale: “H.C. Bolzano contro il Resto del Mondo”. Ho sempre pensato che voi bolzanini foste un tantino megalomani!”

“Senti come parla ‘sto nerazzurro cartonato! - interviene Romeo -. Da che pulpito ‘sti milanesi. Tra voi ed i cortinesi non saprei proprio chi buttar giù dalle nuvole!”.

“State calmi - esclama Giuliano -, oppure arriva Pietro e fa uscire tutti!”

“Tranquillo Giuliano! Il boss ha portato Pav a pesca. Non si faranno vivi prima di qualche ora”.Mark autogafata

Dopo questa rassicurazione Giancarlo raggiunge gli altri, proponendogli un caffè al bar del Palazzo. Romeo e Giuliano, intanto, hanno già ripreso il loro lavoro.

“Il ghiaccio deve essere pronto entro mezzogiorno”, aveva ricordato Pietro a quei due.

“E tutto deve essere preparato a puntino. È molto probabile infatti che anche il Titolare possa fare la sua apparizione durante la partita”.

“L’ennesimo miracolo?” - aveva osato sussurrare Romeo, beccandosi la fulminante occhiataccia di Giuliano.

La gente comincia lentamente ad affluire all’interno di quella paradisiaca struttura.

Nene, Michi e Ivan sono tra i primi a sistemarsi in curva.

Ivan Nene Michi

 

Ci sono infatti gli ultimi ritocchi da dare alle coreografie.Ieri sera Remo, il Santo, ha fatto entrare anche loro alla festa della vigilia organizzata in teatro. Quello dove si stanno ultimando i sound check del suo prossimo festival. Ballando e cantando a squarciagola quando gli Heaven 17 sono saliti sul palco. Non esattamente il loro gruppo musicale preferito. Ma quando John o Syd ti chiedono crediti impossibili in cambio delle loro esibizioni, ci si deve accontentare di ciò che passa il convento.

Gli eterni campioni del ‘63, anno del primo scudetto biancorosso, viaggiano sempre in formazione compatta. Ed immancabilmente, anche questa volta, entrano in fila indiana. Nemmeno fossero scesi dall’ennesimo pullman messo a disposizione da Alcide, il loro vecchio presidente.

 

Carmine, il loro leader, ha potuto portare solo una parte del gruppo. E, dovendo scegliere, si è affidato all’usato sicuro. Ovvero i “Ragazzi di via Bottai”.

Il primo di loro, Heini, Heini e Tino Crottialla fine degli anni ‘50 lavorò in quella strada da apprendista idraulico, nella ditta gestita dai fratelli Rieger. Ancora oggi l’ala sinistra ha due spalle da granatiere ed un fisico scolpito nel marmo. 

Dietro di lui, l’altro Heini (nella foto con Tino - Diavoli Milano), l’aspirante pasticcere. Bello e prestante, come un divo del cinema. Che lavorava nel laboratorio dello zio, posto proprio di fronte ai Rieger.

Sotto i Portici, da Sport Reinstaller, fu assunto Robert. Difensore un po’ macchinoso ma praticamente invalicabile agli occhi di chi aggrediva la sua linea blu di pertinenza.

Il quarto della compagnia di via Bottai era invece Sigo. I suoi avrebbero desiderato averlo sempre in negozio. Quello del fiorente mercato di materassi. Lui però non ne volle mai sapere. Privilegiando la sua vita da atleta ai panni consunti da commerciante.

“Speteme, ciò! Sai chi lo diceva? L’ultimo dei Mohicani!”

La sua voce era praticamente inconfondibile.

Ciccio e Romeo si girano di scatto, pregustando la sua ennesima scenetta.Frigo e Whittal

L’altro Giuliano (nella foto con Whittal - Diavoli Milano) della compagnia, quello che giostrava spessissimo da ala ed era esilarante per le sue barzellette in dialetto veneto, aveva oramai il fiatone nel tentativo di raggiungere gli altri.

“Sei sempre l’ultimo. E spesso in ritardo, Giuliano!”.

Carmine non le manda certamente a dire quando qualcuno fuoriesce dai binari della disciplina.

“Fioi - disse Giuliano a Ciccio e Romeo - gò sempre le spalle al muro. Sarà mica che me ciamo Frigo de cognome?”.

E giù a sganasciare.

Carmine alza lo sguardo al Cielo. E si sorprende non poco nel vedere quante anime della Candida Rosa dei beati stanno ridendo a quella fulminante battuta.

“La prossima volta ti lascio sul pullman!”, sospira il leader dell’H.C. Bolzano edizione ‘62-‘63.

Alla spicciolata, arrivano anche Giancarlo, Charly, Jarda, Franco...

Visto che Romeo ha oramai a cuore solo la gestione dell’impianto, proprio Franco Viale DMprenderà il suo posto tra i pali. Ricomponendo assieme all’altro Giuliano la batteria dei primi portieri biancorossi a laurearsi campioni d’Italia.

Poi, accolti da un lungo applauso, arrivano i due opposti coach della tanto attesa sfida natalizia.

Brian e Miro.

Anche se non possono certo dimostrare la loro militanza nei ranghi dell’Armata Biancorossa, la stima ed il rispetto nei loro confronti sono tali da obbligarli a rispondere con entusiasmo all’invito che gli era stato recapitato da Pietro in persona.

Quando invece Aleksander, Thomas e Frank fanno capolino all’interno del ricollocato Padiglione 1, il diffuso vociare cala di parecchi toni.

I tre si guardano attorno, quasi con stupore. Sono assurti da troppo poco tempo in questo Regno di Pace per essere già identificabili ai più.

Roman, Giancarlo e Marco, appena dietro al terzetto, li prendono sotto braccio con benevolenza. Dall’alto dei loro ruoli e della loro autorevolezza.

Poi, molto compassate, giungono anche le stelle straniere.

Come sempre, in testa a tutti, Gordie.Gordie Howe Il celeberrimo “Mister Hockey”.

La vera Guest Star della giornata.

Al suo fianco, il trio tutto Canadiens composto da Claude, Jean e Guy. 

Eppoi Johnny, la giovane stella dei Columbus Blue Jackets.

Non sfugge a nessuno il momento in cui Jonah, Primo e Mohammed tentano inutilmente di mischiarsi tra le anime abbarbicate lungo la piccionaia del divin santuario dell’hockey. Non è la prima volta, e non sarebbe stata nemmeno l’ultima, che acclamati divi di altri sport tentino di confondersi nella massa di settore. Cosa che, tra gli ultraterreni, non è abitualmente concessa.

Ci sono ovviamente delle eccezioni, come accade ogni singolo giorno nel mondo reale.

Kobe ed Ayrton, ad esempio, sono tra queste.

Dall’ultimo convoglio, atteso davanti ai cancelli del Palazzo, scende una variegata compagnia - composta da Leo, Igor, Franco l’italoamericano, Ray, Dave, Tom e Darcy - intenti ad esaurire le battute di spirito, prima di calarsi nel mood agonistico che li attende.

Pietro, tornato a tempo di record dalla battuta di pesca in Galilea, scarica il borsone di Pav poco oltre il cancello.

Dopo averlo visto dirigersi verso gli spogliatoi, con sguardo colmo di ammirazione, il depositario delle Chiavi del Regno si apposta a guardia dell’entrata. Sapendo benissimo quali saranno gli ultimissimi convocati ad arrivare, fuori tempo massimo, a destinazione.

Gino e Bob. Gli incorreggibili.bob sullivan

Pietro percepisce il loro arrivo quando ancora non sono a portata di vista. Perché gli basta scorgere un nugolo di anime attorno a due figure appena delineate. Per capire che si tratti di loro.

“Non fare quella faccia Pietro! - attacca subito Gino, prima ancora che l’altro possa aprire bocca -. Con tutti gli amici ed i conoscenti che abbiamo ritrovato qui ci è quasi impossibile arrivare puntuali alle vostre convocazioni”.

Mentre Bob sottoscrive ogni minima sillaba del compagno di squadra, Gino riparte all’attacco.

“E tieni bene aperti gli occhi, Pietro. Perché ho visto qui intorno Giovanni, il cortinese “rosso de cavei”. Vedi di non farlo entrare altrimenti mi incazzo”.

Mentre Pietro rimane sul posto, muto ed allibito, una vera e propria ovazione accompagna l’ingresso negli spogliatoi delle due leggende biancorosse.

“Lasciateci passare, che siamo in ritardo! Diavolo Porco!”.

È un attimo.

Tutto attorno, il silenzio cala all’improvviso.

Pietro non può che mettersi le mani sui pochi capelli rimastigli.

Intuendo ciò che sta per accadere.

Un prolungato rumore sordo, accompagnato da vampate di calore, scuote l’Ambiente Celeste.

Qualche istante dopo, inizia un animato conciliabolo tra Pietro ed alcune demoniache presenze.

“Solo perché oggi è il compleanno del vostro Titolare, altrimenti...”.

Grazie all’esperienza maturata sul campo, Pietro riesce a dipanare velocemente una potenziale crisi diplomatica. Mentre riprende colore, tirando un sospiro di sollievo, il paradisiaco match di Natale è pronto ad andare in scena.

“Bravo Pietro - sottolinea Jakob -. Dai che dopo la partita aspetto anche te ai Bagni di Zolfo. Beviamo e mangiamo qualcosa, assieme ai giocatori”.

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“Ci penso Jakob, ma tu vedi di cambiare nome alla tua attività. Lo zolfo si addice all’inferno. Non al paradiso...”.

In sala stampa Ugo e Michele sono accolti cordialmente da Ottorino e Gino, due veterani del giornalismo sportivo. Il microfono di Mario, invece, da qualche minuto sta scuotendo con decisione l’illimitato segnale della sua celestiale emittente.

Va subito in gol il Resto del Mondo, con Jean, lanciato alla perfezione in breakaway da un millimetrico taglio verticale in zona neutra di Mr. Hockey. Ciccio non può nulla nell’occasione anche se poi salva la sua porta, durante un’inferiorità numerica, in tre circostanze a distanza ravvicinata.

La partita è godibile, come ci si attendeva. E, come sempre accade a quelle altitudini, molte più anime del previsto hanno palesemente sforato i limiti di capienza del PalaFiera.

Segno inequivocabile del senso di vuoto e di nostalgia di chi non può nulla davanti all’irreversibilità del proprio destino.

Mentre il match prosegue tra innumerevoli colpi di scena, un solo seggiolino della tribuna numerata, non è ancora stato occupato dal suo legittimo proprietario. Il quale, facilmente distinguibile anche per l’originalità del suo nome, AnderAmonnfa la sua comparsa a partita in corso. Con una tale discrezione da sorprendere tutti i suoi vicini di posto.

Un segno del destino.

La sua apparizione coincide con uno splendido gol del “suo” Bolzano. Quello del definitivo pareggio. A realizzarlo è Ray, l’uomo dei gol pesanti. L’attaccante che “dovevi” assistere quando il tempo scarseggiava. E la posta in palio diventava sempre più alta.

Quell’entità di persone, prima ancora che di anime, che Ander seppe unire con tatto e diplomazia nella salvaguardia di valori importanti. In primis una reale e pacifica convivenza tra elementi di diversi gruppi etnici, fatti accomodare sotto lo stesso tetto, spronati con saggezza verso il conseguimento di obiettivi condivisi. Non solo a carattere puramente agonistico.

La sua fu l’epoca in cui nacquero di riflesso neologismi identificativi come “Hockeytown” o “Cuore Biancorosso”.

Quando la sua poltroncina rossa si svuotò all’improvviso, a causa del suo rapimento, avvenuto la notte tra il 17 ed il 18 dicembre del 1977, i biancorossi spinsero ancora più a fondo sull’acceleratore. Intuendo la sua ferrea volontà: non farsi piegare mai, nemmeno davanti a simili circostanze.

Ander venne liberato il 17 febbraio del 1978. I biancorossi, nella primavera dello stesso anno, festeggiarono la sua liberazione consegnandogli il quarto scudetto HCB della sua storia.

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Il match di Natale, come il resto delle attività ludiche praticate lassù, non ammise vinti né vincitori. Anzi, dopo il solito memorabile spettacolo, speso in un vortice di inesauribili emozioni, si consumò un rito consolidato. Quello in cui giocatori e supporters si unirono a formare un unico abbraccio...

Lo stesso in cui, questa notte, avremmo voluto stringere idealmente le persone che ci mancano a quelle che vivono quotidianamente quaggiù, accanto a noi. 

Sarebbe un indimenticabile Natale.

Davvero.

Prima di chiudere, anche se sembrerebbe superfluo in alcuni casi, restituiamo l’identità completa a chi è lassù. Ed è stato citato solo col nome di battesimo.

In ordine di apparizione: Pietro, il primo Papa; Fausto Coppi, Romeo Tigliani; Giuliano “Ciccio” Ferraris; Don Rigazio; Toni Sailer; Renzo Alverà; Bibi Torriani; Tino Crotti; Giancarlo Agazzi; Aldo Maniacco; Denis Brodeur; Mark “Pav” Pavelich; Nene, Michi e Ivan: se stessi; John Lennon; Syd Barrett; Alcide Berloffa; Carmine Tucci; Heini Oberdorfer, Heini Bacher; Robert Psenner; Sigo Schlemmer; Giuliano Frigo; Giancarlo Benvenuti; Charly Longarini; Jaroslav “Jarda” Pavlu, Franco Viale, Brian Lefley, Miro Frycer; Aleksander Jaks; Thomas Commisso; Frank Caprice; Roman Gasser; Giancarlo Bolognini; Marco Biasi; Gordie Howe “Mr. Hockey”; Claude Provost; Jean Beliveau; Guy Lafleur; Johnny Gaudreau; Jonah Lomu; Primo Carnera; Mohammed Alì; Kobe Bryant; Ayrton Senna; Leo Insam; Igor Loro; Franco Gallo; Dave Tomassoni; Tom Milani; Darcy Robinson; Gino Pasqualotto; Bob Sullivan; Jakob Geier; Ugo Zucchermaglio; Michele Bolognini; Ottorino Scolfaro; Gino Sembianti; Mario Bertoldi; Ander Amonn; Ray Podloski.

Un sereno Natale a loro.Knockin

A tutti gli altri.

E, naturalmente, anche a voi...   Qui la "colonna sonora" Knockin' On Heaven's Door   

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Questione di cuore.

La storia dell’Hockey Club Bolzano è permeata da prospetti unici ed irripetibili.

Che non verranno mai dimenticati.

Uomini che seppero indossare la maglia biancorossa con genuino orgoglio. Con impareggiabile stile ed abnegazione. Onorandola in un solo modo: Dando il massimo. Sempre. 

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224 giorni.

L’arco temporale entro il quale Kurt Kleinendorst ha potuto esercitare le funzioni di head-coach in seno all’Hockey Club Bolzano.