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18 gennaio 1997, San Josè Arena, la casa californiana degli Sharks.
17.422 spettatori fanno da oceanica cornice alla All-Star Game della National Hockey League.
Al momento del loro ingresso sul ghiaccio gli atleti della Western Conference, selezionati da Ken Hitchcock, head-coach dei Dallas Stars, sono accolti dal colossale boato dell’Arena.
Giocatori straordinari come Paul Kariya, Teemu Selanne, Steve Yzerman, Pavel Bure e Patrick Roy, vengono letteralmente travolti dall’entusiasmo dei fans.
Si tratta però solo di un banale riscaldamento, per gli anelli delle tribune.
Questo perché nel momento in cui Owen Nolan e Tony Granato, straordinarie stelle degli Sharks, escono dal tunnel degli spogliatoi, tutta San Josè esplode. Andando in totale delirio per loro.
Dall’altro lato della linea rossa applaudono divertiti anche gli uomini in maglia Eastern, vero e proprio “compendio biblico” della storia dell’hockey.
Wayne Gretzky “The Great One”, Mark Messier, Mario Lemieux, Eric Lindros, Ray Bourque, Paul Coffey, Dominik Hasek... 
E sono proprio loro a menare le danze, in modo che Doug MacLean, head-coach dei Florida Panthers nonché selezionatore della Eastern Conference, possa uscire gonfio di soddisfazione dallo stellare vernissage.
La Western è sotto 4-2 al primo break, addirittura 10-6 al secondo. Ma è ciò che accade al 17’57” del terzo periodo a rimanere per sempre scolpito sulla roccia della sceneggiatura di questo match.
Owen Nolan, ala destra di grandissimo spessore degli Sharks, tanto da essere in procinto di diventare - a furor di spogliatoio - nuovo capitano della franchigia, ha già bagnato la sua personale performance infilando due dischi in otto secondi alle spalle di un certo Martin Brodeur. Davanti al suo pubblico però sta chiaramente lottando con ogni mezzo a disposizione per uscire dal ghiaccio di San Josè con il titolo di MVP in tasca.
A poco più di due minuti dalla sirena, Owen aggancia un disco vagante in zona neutra, si gira e parte come un razzo verso la gabbia, difesa in quel momento da Dominik Hasek.
Il portiere è pronto al duello con lo sniper di San Josè. Questi però lo sfida con l’indice della mano destra - in maniera plateale, ma perentoria - indicandogli dove andrà a collocare lo slap.
Il tiro del numero 11 è preciso e potente. E battezza Hasek all’incrocio dei pali alla sua sinistra, prima che il suo guanto possa intercettarlo.

Per l’Arena è pura apoteosi. Nemmeno Owen Nolan pare crederci più di tanto. Il suo non è un sontuoso hat-trick, ma una vera e propria opera omnia.
ma che si scateni in un’ovazione destinata a rimanere di diritto nella storia, l’intera San Josè Arena attende a questo punto solo la proclamazione dell’MVP dell’All-Star Game. Convinta che il numero estratto sarà proprio quello di Nolan.
Peccando anche di una certa ingenuità, il board NHL assegna invece il premio a Mark Recchi, dei Montreal Canadiens, uno sgarbo che non toglie al popolo californiano la soddisfazione di ricoprire la pista di casa con una moltitudine di cappelli Sharks, color turchese...
Pensate se una cosa del genere dovesse mai accadere all’interno del nostro amato Palaonda.
Non si sono mai visti alle nostre latitudini, e non si vedranno molto probabilmente mai, quei gesti eclatanti che fanno invece così tendenza nella cultura sportiva nordamericana. E quella partecipazione attiva delle arene, in risposta a gesti tecnici destinati a diventare memorabili.
Non sarà una delle 32 franchigie della NHL, ma l’Hockey Club Bolzano di “bella gente” in via Roma, prima, ed in via Galvani, adesso, ne ha vista transitare parecchia nell’arco dei decenni.
Il primo autentico (e grande) giocatore straniero della storia biancorossa sbarcò ad Hockeytown nella tarda estate del 1957: Gerry Hudson.
Rosso di capelli, gioviale ed estroverso, canadese di nascita ma britannico di adozione, un’ottima ala destra che prediligeva il gioco di squadra, rimase tre stagioni al Padiglione 1 di via Roma e legò moltissimo con quei “bravi ragazzi” di via Bottai (Heini Bacher, Robert Psenner, Sigo Schlemmer ed Heini Oberdorfer). E quando fece i bagagli per tornare in Inghilterra portò con sè il calore e l’affetto della nostra gente. Così allegra e pittoresca rispetto all’atteggiamento sobrio e distaccato esibito - come da etichetta - dal suo popolo adottivo.
Non vogliatecene, ma anche lo staff di HCBfans porta di diritto con sè una tangibile testimonianza di tutta la qualità tecnica e fisica, la mentalità vincente, il voto al sudore ed al sacrificio, la visione di gioco e lo spirito di squadra presenti nell’equipaggiamento personale di moltissimi celebrati campioni che sono transitati a Bolzano.
Diciamo, nell’ultimo ventennio?
E già...
Sono giusto vent’anni che siamo sulla cresta del ghiaccio. Per darvi la nostra personale visione di come si stia sviluppando l’hockey (anche grazie al nostro “modesto” contributo) e non solo quello di casa nostra. Che affianchiamo con occhi fedeli e critica leggera ogni avvenimento legato all’Hockey Club Bolzano celebrando altresì ogni singola scadenza per ordine d’importanza (dalle accoglienze ai nuovi arrivati, ai saluti rivolti a chi si congeda dalla piazza).
Che sottolineiamo quanto sia importante, per il nostro personale concetto di hockey, rimarcare e per questo premiare coloro che sanno distinguersi in animosità. Avendo istituito dieci anni fa quel Trofeo Combattività, dedicato alla figura ed alla memoria di Gino Pasqualotto, che è diventato il nostro tributo di maggior rilevanza nei grandi contenitori di memorie di ogni singola stagione trascorsa assieme a voi.
Come sentenziava Gordie Howe, ad ogni rude contatto con Bobby Orr: “Ehi, Buddy, meglio dare che ricevere”. L’essenza dell’hockey.
Dalla stagione 2005/6, dunque, HCBfans (nata 20 anni fa come semplice blog site grazie al “nostro” mago del web, Marco Lombardi) si è naturalmente evoluta nel tempo, irrobustendo l’organico e facendo fede al nostro statuto, nel quale sono contenuti valori ed ideali che facciamo nostri ogni giorno, aprendosi ad orizzonti futuribili, che non vuol essere luogo comune ma indice di lungimiranza.
Le pietre miliari che ci ricorderanno per sempre lo scorrere del tempo, restano e resteranno quei grandi campioni, ai quali facevamo riferimento prima.
Grandi individualisti, eccelsi uomini di punta o semplici straordinari gregari.
Che da quell’anno ad oggi hanno fatto palpitare il PalaOnda ed Hockeytown.
I primi grandi atleti decantati da HCBfans furono Dominic Forget, Jörgen Rickmo e Jordan Krestanovich (2005-‘06). Ai quali seguirono l’anno dopo il gigantesco Carlyle Lewis ed i fratelli Drew e Mike Omicioli.
Nel 2007-08 quel personaggio un po’ naïf di Árpad Mihàly nonché Jonathan Pittis e soprattutto Ryan Jardine. Quelli dell’accoppiata scudetto+supercoppa. Dopo di che Bolzano riabbracciò il “Mago di Hamilton”, al secolo Kenny Corupe, ed assistette alla consacrazione di Alex Egger così come all’esordio di Anton Bernard, all’interno di un’altra stagione coi fiocchi (scudetto e coppa Italia).
Nel 2010-11 ci fu all’avvento di Marco Insam e l’anno seguente salutammo un altro grandissimo interprete: MacGregor Sharp, uno degli eroi di Salisburgo 2014 ed artefice di un altro “doblete” di spessore (scudetto e super coppa).
Come non ricordare nel 2012-13 Niklas Hjalmarsson, il “totem di Eksjö”, e la sua apparizione per soli 18 match: uomo ed atleta stupefacenti. 14 anni e 822 gettoni in NHL, raccolti prevalentemente in maglia Blackhawks a Chicago.
Degli eroi di Salisburgo 2014 abbiamo accennato Sharp, ma di quella straordinaria stagione non possono non essere citati Trent Whitfield, altro NHLer con quasi 200 match all’attivo con Washington, New York, St. Louis e Boston, eppoi Ziga Pance, il giustiziere di Bernd Bruckler (il goalie Red Bull), Jaroslav Hübl, Mark Santorelli,David Laliberté e la sua NHL respirata coi Flyers a Philadelphia, infine Rick Schofield e Kim Strömberg, le “colonne d’Ercole” del reparto offensivo dei Foxes.
Il 2015-16, l’anno in cui abbracciammo per la prima volta Luca Frigo, il ragazzo piemontese destinato a fare la storia del club, non passarono certo inosservati tipetti effervescenti come Brett Flemming, Joel Broda, Nick Palmieri “il Pandoro”, Jerry Pollastrone, il sontuoso Taylor Vause ed altri due profili molto intriganti come Brodie Reid e soprattutto Brendan Bell. Quest’ultimo, un difensore di prestigio con più di 100 presenze in NHL tra Ottawa e Toronto e ben nove titoli in carriera, dopo soli 12 incontri spesi per il bene del Bolzano venne letteralmente fatto fuori dal fallo di Patrick Spannring,del Linz. Un incidente di gioco che costrinse Bell a chiudere anticipatamente la carriera e che fece trasalire parecchio il coach di allora, l’amato Tom Pokel, che non migliorò di certo i precari equilibri nei rapporti diplomatici tra i biancorossi e le franchigie austriache della EBEL.
Nel 2016-17, la stagione in cui HCBfans istituì il Trofeo Combattività, a regular season già in corso Bolzano fece la sua conoscenza con un giocatore assai carismatico ma avviato da tempo lungo il viale del tramonto agonistico: Glen Metropolit. Oltre 400 gettoni raccolti in NHL, soprattutto nella East Coast (Boston, Phila e Washington), accompagnato dalla meritata fama di sofisticato assist-man e di vero giocoliere quando in possesso del disco, giocò 34 match in maglia biancorossa e poi tornò a casa, a Toronto, mettendo la fatidica parola “fine” ad una carriera dai grandi contenuti.
La seconda EBEL aggiudicatasi dalla società di via Galvani, arrivò come tutti sanno nella primavera del 2018. E qui la storia si avvicina gradualmente all’attualità. Un carosello di goalies (Marcel Melichercik, Jakub Sedlacek, Matt Climie, Jake Smith ed infine Pekka Tuokkola) ed una batteria di cannonieri pesanti (Mike Angelidis, Chris DeSousa, Travis Oleksuk, Angelo Miceli “lo sniper di Calabria”, Domenic Monardo, Alex Petan e naturalmente... Mike Halmo. Una stagione sulla quale si è già detto tutto. O quasi. Letteralmente rovesciata a favore grazie al cuore calmo e resiliente di un vero e proprio mago dello spogliatoio: Kai Suikkanen.
Con Leland Irving, l’Hockey Club Bolzano riuscì l’anno seguente a sigillare definitivamente i cardini della propria porta. L’unico portiere ad aver conquistato il Trofeo Combattività “Gino Pasqualotto”. Un ragazzo semplice e determinato che a Bolzano trovò il clima ideale nel quale mantenere elevatissimo il suo rendimento sul ghiaccio (92,2% nel ‘18-‘19, 92,7% e 92,5% nelle due successive), il Covid però si mise di traverso, vanificando un titolo che Leland ed i biancorossi avrebbero certamente meritato.
Nel 2019-20, dai Charlotte Checkers (AHL), si aggregò in estate all’Armata Biancorossa un difensore che impiegò davvero poco per entrare nel cuore della gente: Dennis Robertson. Dopo una prima stagione eccelsa per impegno ed abnegazione, Dennis debordò letteralmente in quella successiva fin quasi a raddoppiare le proprie statistiche di rendimento. Meritandosi, in questo modo, il trofeo realizzato per HCBfans dall’artista trentino Franco Andreatta.
Piombiamo in questo modo negli anni Venti, quelli contraddistinti dalle dolorose esclusioni per mano dei Red Bull. Ma anche quelli delle partecipazioni consecutive in CHL (2021 e 2022) e coincidenti con i felici approdi al Palaonda di beniamini come Dustin Gazley, Dylan Di Perna, Nick Plastino, Alex Trivellato, Sam Harvey, Ryan Culckin, Mike Dalhuisen, Cole e Mitch Hults, Scott Valentine, Daniel Mantenuto, Christian Thomas, Gianluca Vallini, Pascal Brunner, Chris DiGiacinto, Jason Seed, Matt Bradley e, giusto qualche mese fa, atleti di grande qualità ed affidamento come Mark Barberio, Max Gildon, Cole Schneider, Philip Samuelsson, Shane Gersich, Brett Pollock, Bryce Misley e, naturalmente, il recente vincitore dell’ultimo Trofeo Combattività “Gino Pasqualotto”: Brad McClure, fidelizzato come pochi altri nel nostro ambiente.
Non ci sarà nulla di meglio dei playoff per celebrare alla grande i primi 20 anni di HCBfans!
Da questa sera avrà inizio la seconda vita della stagione, sostanzialmente diversa dalla precedente. Una fase nella quale il singolo episodio potrebbe spostare equilibri ritenuti solidi come basalto. Stravolgendo teoremi e certezze filtrati da uno studio notarile.
Partiamo dal quarto di finale che ci riguarda più da vicino. Un vero e proprio inedito.
Foxes Bolzano - Olimpija Ljubljana (in regular season: 2-2)
Grande equilibrio nel bilancio stagionale, 2 vittorie casalinghe a testa, ma in lieve vantaggio i Foxes sul computo “gol fatti e subiti” (12-11).
Questa forse è la serie che avrebbero voluto evitare in molti, ad Hockeytown. L’Olimpija è imbottita di giocatori in possesso di grandi doti tecniche ed agonistiche. È una squadra votata all’attacco, come i biancorossi, ed ama scientificamente il gusto ed il piacere del contatto fisico.
Come i Foxes, deve trovare il miglior compromesso nelle due fasi, per non lasciare troppo ghiaccio all’avversario. Un limite che i Draghi Verdi si sono trascinati per quasi tutta la regular season. Pressoché inutile elencare da quali giocatori potrebbero arrivare le insidie peggiori. Ma spendiamo senza indugi un doveroso elogio per celebrare a modo TJ Brennan, eletto MVP della stagione regolare, 37 anni il prossimo 3 aprile, regista basso dalle enormi potenzialità e sniper quasi infallibile dallo slot, come dimostrano i 53 punti collezionati in 48 incontri di regular, miglior bottino stagionale per un difensore di ICE.
L’ufficio stampa dell’Hockey Club Bolzano ci ricorda invece che, in chiusura di mercato, l’Olimpija ha puntellato la difesa con Dustin Tokarski e Reid McNeill (già capitano di Francoforte). Tokarski andrà a sostituire il portiere titolare Lukas Horak, infortunato.
Dopo la pausa olimpica, i biancorossi hanno beneficiato anche della sosta degli ottavi di finale per un’ulteriore revisione del book delle strategie. Le otto squadre rimaste in gioco si conoscono fin troppo bene. Ecco perché la cura del singolo dettaglio potrebbe fare la differenza.
I Foxes avranno bisogno, già da questa sera, di rendere il più inaccessibile possibile il proprio terzo difensivo, puntando sull’orgoglio e la voglia di rivincita di Sam Harvey, sulla concentrazione e la fisicità della linea Valentine-Samuelsson e il gran desiderio di riscatto dimostrato da Mark Barberio, nel voler recuperare margini importanti della sua esperienza a Bolzano.
Rientrerà nei ranghi Matt Bradley, dopo l’infortunio alle Olimpiadi. Le altre certezze, invece, sono nei numeri. Quelli con i quali determinati profili hanno chiuso il primo capitolo dell’anno. Gente come Max Gildon, Cole Schneider e Brad McClure. Celebrati puntualmente nelle ultime cronache.
Caro Bolzano... è il momento, insomma, di dimostrare quanto sia coeso il tuo spogliatoio, di diventare squadra. Per davvero. Di crederci insieme, di puntare sul proverbiale Cuore Biancorosso. E di lottare su ogni disco, senza condizioni.
EC Graz 99ers – EC Villacher SV (in regular season: 3-1)
Il lungo sprint lanciato nel nuovo anno (13 vittorie su 17 incontri) ha proiettato i 99ers in cima al mondo. Assieme a Klagenfurt e Bolzano sono i più seri candidati al titolo, ma solo perché la legge dei grandi numeri tenderebbe a non dare molte probabilità al quinto titolo consecutivo dei Red Bull.
Graz arriva riposato all’appuntamento con i quarti di finale e gode dei favori del pronostico, mentre Villach è stato costretto a bruciare diverse energie nervose nell’ottavo contro i Black Wings Linz. I carinziani rappresentano una delle mine vaganti del torneo, hanno una tradizione da difendere nella Lega (settima apparizione consecutiva ai quarti di finale) e saprebbero come gestire la serie. Certo dovranno migliorare, e di molto, l’approccio alla gabbia di Maxime Lagace visti i due soli gol realizzati negli ultimi tre EC Klagenfurter AC - Fehérvár AV19 SC (in regular season: 4-0)
Ad un minuto dal termine della 48ª ed ultima giornata di stagione regolare, proprio nel decisivo derby contro il Ferencvaros (con l’ultimo posto in palio per giocare gli ottavi di finale) il pubblico di casa all’Alba Arena di Székesfehérvár stava già per smobilitare.
Con Aku Kestila, gli odiati cugini di Budapest si erano portati sull’1-2 al 17’41” del terzo periodo, cantando vittoria. Ma i conti, si sa, si fanno alla fine. E con Anze Kuralt, in particolare.
In powerplay, a soli 34 secondi dalla sirena finale, l’esperto attaccante ha rianimato il Fehérvár. Segnando il gol del pareggio e decidendo addirittura il derby all’overtime. Dopo soli 98 secondi. Dall’inferno al paradiso in poco più di due minuti di gioco effettivi.
Domenica sera gli ungheresi sono poi riusciti a completare la rimonta su Vienna, battendola per 1-0 proprio nella Capitale grazie ad un gol in inferiorità di Trevor Cheek.
Si potrebbe pensare che Fehérvàr non abbia più nulla da chiedere a questa stagione. Anche perché, quest’anno, le Rotjacken non hanno mai sbagliato un match contro di loro. La serie sembra chiusa, ma l’hockey sa farsi apprezzare anche per la sua imprevedibilità.
Red Bull Salisburgo - Valpusteria (in regular season: 1-3)
Chissà cosa avranno pensato a Brunico (ma anche a Salisburgo) quando i Red Bull hanno ufficialmente comunicato in diretta televisiva la scelta dell’avversario da affrontare nei quarti.
In questa stagione i lupi pusteresi sono andati regolarmente a nozze nell’affrontare il sistema di gioco introdotto da Manny Viveiros, perdendo per 2-1 solamente l’ultimo dei quattro confronti.
Un altro dato interessante lo offrono al solito le statistiche: dal 2021 ad oggi, mettono in evidenza come, su 20 match, 12 siano stati portati a casa dai campioni in carica ed 8 dai Puschtra.
Sarà perciò una serie tutt’altro che prevedibile. Dipenderà molto da gara 1 e dall’impatto che avrà sui gialloneri l’entusiasmo dell’Intercable Arena nella prima in casa.
Lo stesso Viveiros si è speso in lodi importanti nel voler riconoscere le qualità dei gialloneri. “Ci hanno battuto più volte in questa stagione, quindi sarà una serie molto spettacolare. I giocatori sanno già come dovremmo affrontare questo quarto di finale. Vogliamo difendere nel migliore dei modi il nostro quarto titolo consecutivo”.
Una cosa è acclarata. Una delle specialità della casa dei salisburghesi, ovvero il suo proverbiale forechecking, duro ed asfissiante, è stato letto e tradotto in più lingue dall’head-coach pusterese Jason Jaspers. Se Viveiros non troverà velocemente contromisure, questo potrebbe essere il quarto di finale più equilibrato e sorprendente dell’intero pacchetto.
Si apre un nuovo capitolo della stagione.
I playoff sono ufficialmente in rampa di lancio.
È tempo che le balaustre tornino a squillare!
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- Scritto da Giorgio Sclavi
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Al termine dell’allenamento di venerdì mattina, prima delle 2 partite casalinghe dei Foxes, Carlo Bassetti, del portale d’informazione e social network bilingue www.salto.bz ha intervistato Samuel Harvey, fortissimo portiere biancorosso.
Ve la proponiamo, ringraziando per la gentile concessione, e congratulandoci con chi l'ha realizzata.
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- Scritto da Giorgio Sclavi
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Per i Foxes il torneo principale, quello che occupa gran parte della stagione hockeistica, quello che in gergo potremmo chiamare semplicemente “il campionato” (più specificatamente la ICE Hockey League) ricomincia questa sera alle ore 19:45 quando i biancorossi affronteranno le aquile di Znojmo. Una squadra che ci ricorda la voglia di “non mollare mai” del Bolzano e le grandi emozioni di una serata che ci permise di riacciuffare per la coda i playoff e che fece da trampolino di lancio per quella incredibile rincorsa dall’ultimo posto, poi coronata come tutti benissimo ricordiamo, così come ci fa riaffiorare un retrogusto amaro per un’altra parte di stagione giocata alla grande dai ragazzi del allora coach Ireland e poi stoppata dall’ imperversare del virus proprio quando da quei quarti di playoff arrivavano bagliori e segnali che definivano orizzonti, ancora una volta, a tinte biancorosse… Bentornata, quindi, alla squadra ceca in questo torneo che per la prima volta vedrà ai nastri di partenza squadre di ben 6 nazioni, grazie anche all’iscrizione di una nuova società di Lubiana (HK Olimpia). Benvenuti, quindi, agli sloveni così come al rItorno di un sempre stuzzicante derby con il Val Pusteria. Ma bentornata sopratutto alla passione che vedrà il ritorno, almeno parziale, del pubblico e del tifo al PalaOnda. Per dare il via alla stagione, abbiamo pensato a questa nuova immagine di copertina per la pagina Facebook (la ritroverete in altra versione anche nel sito undefined). Un’immagine con diversi simboli che ci legano a questa grande passione, alla storia della squadra che amiamo, che ci rappresenta e che rappresenta la nostra città. Passione, squadra/società proiettate a dipingere una città che spesso ci vantiamo e presumiamo di acclamare ed eleggere a “Hockeytown”.
Siamo convinti che per favorire la diffusione ed il rafforzamento dello sport dell’hockey su ghiaccio e “viverlo” a 360º nell’ambito cittadino sarebbe necessario cercare di adoperarsi più incisivamente per facilitare la creazione di nuovi giovani e giovanissimi praticanti con la disponibilità di almeno una seconda pista coperta, ma anche, forse, curare ed incentivare i rapporti tra gli appassionati e società. Ma non siamo certo qui per affrontare argomenti complessi (ma che comunque sono “sul piatto” da un po’ troppo tempo e che andrebbero senz’altro affrontati) bensì per brindare alla nuova stagione, all’opportunità di poterla vivere in prIma persona e “in presa diretta” pronti ad entusiasmarci come sempre davanti alla voglia di onorare la nostra maglia che anche quest’anno i ragazzi del HCB sapranno coraggiosamente e orgogliosamente dimostrare.
FORZA BOLZANO, GO FOXES!!!
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di Gerda Heidegger Fabio Gobbato 13.02.2023
“Grazie di tutto, Ryan, a presto. Ah, dimenticavamo: ci puoi mandare delle foto anche mentre giocavi da bimbo?”. “Of course, no problem”. Dopo qualche ora sul cellulare arrivano alcune delle foto che vedrete in questo articolo, e questa:
L’aneddoto descrive alla perfezione l’anima giocosa di Ryan Culkin, diventato velocissimamente uno dei “miti” dell’Hc Bolzano di questa stagione. Forte è forte, ed infatti ha segnato 3 gol e 23 assist, ma il difensore che porta la maglia numero 7 è entrato nel cuore dei tifosi bolzanini anche per la sua danza a fine partita nella quale alza una delle due ginocchia e muove entrambi i pugni dal basso verso l'alto. Un'esultanza, questa, che è ormai divenuta un rito dopo ogni vittoria: anche sotto la curva del Pusteria nell'ultimo derby disputato a Brunico, cosa ovviamente poco gradita dai tifosi avversari. Ma come spiegherà lo stesso giocatore, quello è stato un gesto puramente istintivo dovuto al post "trance agonistica" e fatto senza cattiveria. C'è da credergli.
Dopo una carriera di tutto rispetto in Nord America (giovanissimo fu “draftato” dai Calgary Flames), Culkin è approdato in Europa durante la pandemia ed ha giocato a Bratislava e Znojmo. Da inizio stagione è uno dei pilastri difensivi della squadra di Glen Hanlon e "colui che fa gli scherzi" nello spogliatoio biancorosso. Lo abbiamo incontrato al Palaonda dopo un allenamento.
salto.bz: Nello spogliatoio sei conosciuto come "il burlone". È sempre stato il caso di essere "quello divertente" in un gruppo?
Ryan Culkin: (ride) Credo di sì, anche a scuola ero sempre uno dei clown della classe. La migliore medicina è la risata, ne sono convinto. Per questo mi piace scherzare e posso anche sopportarlo, perché anche i ragazzi non hanno paura di farmi scherzi. È iniziato tutto quando avevo 16 anni e giocavo nella Junior League del Quebec. I miei compagni di squadra pensavano che fossi divertente e mi piaceva farli ridere. Da quel momento in poi, quello è stato il mio "ruolo" nella squadra. E da allora mi è piaciuto molto.
Qual è stato lo scherzo più divertente che ha fatto ai suoi compagni di squadra?
Non so se mi è permesso parlarne (ride), forse non è stato così divertente per tutte le persone coinvolte. Uno dei classici, ad esempio, è la manipolazione dell'attrezzatura. Le nostre mazze da hockey sono ora molto leggere e pesano pochissimo. Uno dei ragazzi mi prendeva in giro ogni giorno, così un giorno ho riempito tutti i suoi bastoni d'acqua e quando è uscito sul ghiaccio, tutti i suoi bastoni pesavano circa 3 chili. Lui non pensava che fosse così divertente, ma per me all'epoca lo era davvero.
Ci sono state anche situazioni in cui uno scherzo è andato un po' storto e in seguito vi siete trovati nei guai?
Non sono molto contento di uno dei miei scherzi. All'epoca ero in Nord America a giocare nella ECHL. Un pomeriggio ho chiamato diversi amici e ho fatto finta di essere il direttore generale di una squadra molto famosa. Ho detto loro che erano stati convocati per un campionato superiore. La maggior parte di loro ha capito subito che ero io la persona all'altro capo del filo e non è caduta nello scherzo telefonico. Ma uno dei miei amici l'ha fatto ed è rimasto molto deluso e arrabbiato quando gli ho detto che l'avevo chiamato.
Ormai ogni tifoso dell'HCB dovrebbe conoscere il vostro ballo alla fine di tutte le partite vinte. Come è nata questa idea? Lo avete fatto anche in altre squadre?
È la prima volta che si arriva a tanto. L'anno scorso ho giocato a Znojmo e in effetti la danza è nata lì. I tifosi hanno dei tamburi con cui incitano la squadra per tutta la partita. In generale, l'atmosfera è molto diversa durante le partite in Europa rispetto al Nord America e anche dopo la partita, quando possiamo festeggiare con i nostri tifosi. A Znojmo la danza era molto celebrata, quindi ho voluto provarla anche qui a Bolzano. Da allora ho letto e sentito molti commenti positivi su questo. Alcune squadre sono meno entusiaste, ma so che i nostri tifosi lo amano e lo amo anch'io. È divertente (ride).
L'hai appena detto, ci sono grandi differenze tra il giocare in Europa e in Nord America. Qui è più rumoroso, la "curva" non esiste nemmeno in Nord America. Che te ne pare? Ci si abitua rapidamente?
Sì, è vero. Non so nemmeno se in Nord America sia consentito portare la batteria allo stadio. Negli stadi c'è molta tranquillità, i tifosi applaudono e tifano per le squadre a modo loro. Qui, però, il tifo è costante ed è bello sentire i tifosi per tutto il tempo. Soprattutto quando siamo sotto di un gol, ci sprona e ci aiuta a trovare la motivazione necessaria per vincere. Spero che continuino così nei play-off.
Lei viene da Montreal, una metropoli multiculturale. Come è cambiato per lei vivere improvvisamente in una città così piccola come Bolzano?
Ha sia vantaggi che svantaggi. Mi piace che qui ci sia così poco traffico. A Montreal è terribile. C'è sempre molto traffico e congestione, a qualsiasi ora del giorno si esca di casa. Se volete andare in centro, potete impiegare almeno un'ora. Anche se si tratta di pochi chilometri da percorrere. Adoro le montagne qui. Ogni mattina, quando mi sveglio, non riesco a credere alla bellezza di questa zona. Certo, la vita qui è molto diversa, ma mi piace e spero di rimanere il più a lungo possibile.
Perché ha deciso di continuare la sua carriera in Europa?
In realtà avevo intenzione di giocare ancora un anno in Nord America. Ma a causa della pandemia di Corona, come sappiamo, tutto è stato chiuso. Gli unici campionati che si giocavano all'epoca erano quelli europei. Tutti i campionati americani hanno posticipato di molto la data di inizio. In Europa c'erano anche ottimi protocolli anti-Covid all'interno delle squadre e quando il mio agente ha ricevuto una chiamata dai Bratislava Capitals, ho deciso di provare un anno in Europa. Certo, quest'anno è stato molto particolare, è stato strano senza tifosi sugli spalti. Nel frattempo, sono in questa lega da due anni e mezzo e mi piace molto. È sicuramente meno impegnativo dal punto di vista fisico, si giocano meno partite e anche i viaggi per le trasferte di solito non sono troppo lunghi.
Sareste rimasti in Nord America se non ci fosse stata la pandemia di Covid19?
Ad essere onesti, sì, probabilmente. Non mi è mai piaciuto cambiare, è sempre stato difficile per me, a partire dalle cose più piccole. Trasferirsi dall'America all'Europa è ovviamente un grande cambiamento. A casa ho la mia ragazza, la mia famiglia, quindi questa decisione non è stata facile per me. Naturalmente, sapete quanto io ami l'hockey e che un'opportunità del genere non capita tutti i giorni. Sono felice di aver preso questa decisione perché è stato un grande passo per me.
La danza post partita entusiasma la curva (e non solo) biancorossa, ma ha fatto infuriare i tifosi del Pusteria quando si è diretto verso di loro esultando. Come è andata quella sera?
Non credo di essere uno sbruffone quando vinco o un cattivo perdente. Anche il Brunico ha una grande tifoseria e i fan amano la loro squadra tanto quanto i nostri tifosi. Ricordo che prima del derby ho ricevuto un messaggio da uno dei nostri tifosi, che diceva: "Per favore, se vinciamo, fai il tuo ballo dopo la partita". E ovviamente anche i miei compagni di squadra adorano il ballo e quindi mi hanno detto: "Forza, fallo". Avevamo vinto ed eravamo molto felici e quindi ho un po' esagerato. Per i nostri fan credo sia stato bello, ma non volevo mancare di rispetto agli avversari e ai loro tifosi.
Squadra e giocatori NHL preferiti?
Credo di essere un po' di parte perché vivo a Montreal, quindi la mia squadra preferita sono i Montreal Canadiens. Dopo tutte le partite al mattino io e Angelo Miceli, anche lui di Montreal, commentiamo gli highlights. Ho avuto la fortuna di crescere con genitori appassionati di hockey che mi hanno portato a vedere un sacco di partite. Ho conosciuto alcuni giocatori, quindi la mia squadra preferita di uno dei miei giocatori preferiti è stato, non so se ve lo ricordate, Andrei Markov, un gran difensore, intelligente in difesa e dotato di grande talento offensivo. Lui è il mio giocatore preferito di sempre.
Si parla molto della buona chimica all’interno dello spogliatoio del Bolzano. E’ una situazione normale o è qualcosa di speciale quest'anno?
Penso di aver giocato in alcune squadre che avevano un buon affiatamento, ma quest’anno siamo tutti molto uniti ed è raro che questo accada in una squadra europea, perché di solito ci sono sempre due gruppi, I giocatori stranieri e i giocatori locali. Invece qui ci frequentiamo tanto tra di noi e questa è la prima volta che mi capita. È solo il terzo anno che gioco in Europa, ma è pazzesco. E credo che questo abbia molto a che fare con Glenn Hanlon, che ci vuole tutti molto uniti. Non vedo i ragazzi da qualche giorno e mi mancano. Capite cosa intendo? Questo, direi, la dice lunga.
Il livello in Ice Hockey League sembra un po' più alto rispetto all'anno scorso, o forse la sensazione è dovuta al fatto che la squadra biancorossa è particolarmente amalgamate bene.
Penso che ogni anno stia migliorando e che ogni squadra in classifica non possa essere presa alla leggera, perché ad esempio noi abbiamo faticato contro Voralberg (squadra ultima in classifica, ndr), e poi ci sono davvero delle grandi squadre. Dobbiamo assicurarci di giocare sempre al massimo perché chiunque può vincere contro chiunque.
E qual è il problema con Villach? Finora avete perso tre partite su quattro.
Sai, penso che potrebbe essere colpa mia (sorride, ndr) perché ricordo che quando giocavo per il Bratislava e anche l'anno scorso, non credo che abbiamo vinto una partita contro di loro, che giocano con uno stile di gioco diverso, molto veloce, rapido. Credo che qui a Bolzano abbiamo giocato alla pari ma non abbiamo avuto fortuna in alcune occasioni e anche il nostro gioco di potenza non è stato finora così efficace contro di loro. Sono una grande squadra, hanno un grande allenatore e un grande gruppo di giocatori. Quindi non vedo l'ora di giocare di nuovo contro di loro.
Anche Salzburg è un vero e proprio squadrone.
Sì, esattamente, sono una grande squadra. Penso che l'ultima partita della stagione potrà determinare il primo o il secondo posto (scherzo del destino, lo scontro diretto è previsto alla Sparkasse Arena il 26 febbraio ed è l’ultima partita della regular season, n.d.r.) ma detto questo, tutti noi crediamo di avere la possibilità di andare lontano e dobbiamo solo, ovviamente, lavorare sodo e fare il nostro gioco e rimanere positivi. Penso che a volte sia facile essere positivi quando le cose vanno bene ma l’atteggiamento positive va tenuto sempre. Siamo una squadra difficile da battere.
La differenza maggiore tra hockey europeo e hockey americano?
La superficie del ghiaccio qui è molto più grande, e io non sono un tipo grande e grosso, quindi non mi piace essere colpito più di tanto. Sai, ho un po' di paura (scoppia a ridere …) Sto scherzando, ovviamente. Il fatto è che con la pista più grande è probabilmente più facile manovrare e pattinare. Mentre con una superficie di ghiaccio più piccola, a volte è più difficile togliersi di mezzo e un ragazzo grande che ti viene addosso può farti male. Quindi mi piace la pista da ghiaccio più grande (ride).
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- Scritto da Marco Lombardi
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HK Olimpija
Il sodalizio di Lubiana nasce nel 2004 con il nome di Športno društvo hokejske selekcije Olimpija (SD HS Olimpija) come società satellite dell’HDD Olimpija Ljubljana per gestire il settore giovanile. Dalla stagione 2006/07 prende parte con una squadra senior al massimo campionato sloveno Slovenska hokejska liga (SLO-1), nei primi tre anni di attività il migliore risultato è l’approdo ai quarti di finale. Dalla stagione 2010/11 cambia denominazione in Hokejski Klub Olimpija (HK Olimpija). Nella stagione 2010/11 vince la finale per il terzo posto della Slovenska hokejska liga (SLO-1) contro l’HK Triglav Kranj. Dalla stagione 2013/14 interrompe l’attività senior e si dedica solo all’attività giovanile, proprio in questa stagione si laurea campione della Erste Bank Young Stars League (AUT-U20).
Dalla stagione 2017/18 diventa indipendente complice il fallimento della società madre HDD Olimpija Ljubljana e iscrive una squadra senior alla AlpsHL (ITA-1, SLO-1, AUT-2) e al campionato sloveno Slovenska hokejska liga (SLO-1). Nel campionato nazionale raggiunge la finale contro l’ HDD Jesenice nel 2017/18 e nel 2018/19 vincendo il titolo al secondo tentativo e facendo così un’accoppiata stagionale con la vittoria sull’HC Val Pusteria nella finale della AlpsHL, gli sloveni riescono ad aggiudicarsela a gara 7, dopo aver rimontato la serie che li vedeva sotto di 3 gare a 1.
Dopo il successo contro un'altra italiana, l'Asiago, ottenuto nella stagione 2020/21, il team decide di reiscriversi al torneo internazionale ex EBEL, che nel frattempo ha cambiato nome in ICE Hockey League.
In bacheca vanta anche due titoli della Pokal Slovenije (Coppa di Slovenia) vinti nelle stagioni 2018/19 e 2019/20 sempre nell’eterna sfida con HDD Jesenice. Dalla stagione 2021/22 prende parte alla ICEHL (AUT-1).
A livello internazionale, oltre alla AlpsHL, ha preso parte dal 2009/10 alle tre stagioni della Slohokej liga (lega internazionale gestita dalla federazione slovena) dove nelle stagioni 2010/11 e 2011/12 perde entrambe le finali con l’HK Partizan Belgrado. Partecipa a tre edizioni della IIHF Continental Cup (2011/12, 2019/20 e 2020/21).
I colori sociali sono il verde ed il nero e disputa le partite interne alla Hála Tívoli (4000 posti) impianto costruito nel 1965 e successivamente rinnovato in diverse occasioni.
(aggiornamento al 28/07/2025)
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