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alloro 06 2618 gennaio 1997, San Josè Arena, la casa californiana degli Sharks.

17.422 spettatori fanno da oceanica cornice alla All-Star Game della National Hockey League.

Al momento del loro ingresso sul ghiaccio gli atleti della Western Conference, selezionati da Ken Hitchcock, head-coach dei Dallas Stars, sono accolti dal colossale boato dell’Arena. 

Giocatori straordinari come Paul Kariya, Teemu Selanne, Steve Yzerman, Pavel Bure e Patrick Roy, vengono letteralmente travolti dall’entusiasmo dei fans.

Si tratta però solo di un banale riscaldamento, per gli anelli delle tribune.

Questo perché nel momento in cui Owen Nolan e Tony Granato, straordinarie stelle degli Sharks, escono dal tunnel degli spogliatoi, tutta San Josè esplode. Andando in totale delirio per loro.

Dall’altro lato della linea rossa applaudono divertiti anche gli uomini in maglia Eastern, vero e proprio “compendio biblico” della storia dell’hockey.

Wayne Gretzky “The Great One”, Mark Messier, Mario Lemieux, Eric Lindros, Ray Bourque, Paul Coffey, Dominik Hasek... Grtzky Messier

E sono proprio loro a menare le danze, in modo che Doug MacLean, head-coach dei Florida Panthers nonché selezionatore della Eastern Conference, possa uscire gonfio di soddisfazione dallo stellare vernissage.

La Western è sotto 4-2 al primo break, addirittura 10-6 al secondo. Ma è ciò che accade al 17’57” del terzo periodo a rimanere per sempre scolpito sulla roccia della sceneggiatura di questo match.

Owen Nolan, ala destra di grandissimo spessore degli Sharks, tanto da essere in procinto di diventare - a furor di spogliatoio - nuovo capitano della franchigia, ha già bagnato la sua personale performance infilando due dischi in otto secondi alle spalle di un certo Martin Brodeur. Davanti al suo pubblico però sta chiaramente lottando con ogni mezzo a disposizione per uscire dal ghiaccio di San Josè con il titolo di MVP in tasca.

A poco più di due minuti dalla sirena, Owen aggancia un disco vagante in zona neutra, si gira e parte come un razzo verso la gabbia, difesa in quel momento da Dominik Hasek. 

Il portiere è pronto al duello con lo sniper di San Josè. Questi però lo sfida con l’indice della mano destra - in maniera plateale, ma perentoria - indicandogli dove andrà a collocare lo slap.

Il tiro del numero 11 è preciso e potente. E battezza Hasek all’incrocio dei pali alla sua sinistra, prima che il suo guanto possa intercettarlo.

Owen Nolan

 

Per l’Arena è pura apoteosi. Nemmeno Owen Nolan pare crederci più di tanto. Il suo non è un sontuoso hat-trick, ma una vera e propria opera omnia.

ma che si scateni in un’ovazione destinata a rimanere di diritto nella storia, l’intera San Josè Arena attende a questo punto solo la proclamazione dell’MVP dell’All-Star Game. Convinta che il numero estratto sarà proprio quello di Nolan.

Peccando anche di una certa ingenuità, il board NHL assegna invece il premio a Mark Recchi, dei Montreal Canadiens, uno sgarbo che non toglie al popolo californiano la soddisfazione di ricoprire la pista di casa con una moltitudine di cappelli Sharks, color turchese...

Pensate se una cosa del genere dovesse mai accadere all’interno del nostro amato Palaonda.

 

Non si sono mai visti alle nostre latitudini, e non si vedranno molto probabilmente mai, quei gesti eclatanti che fanno invece così tendenza nella cultura sportiva nordamericana. E quella partecipazione attiva delle arene, in risposta a gesti tecnici destinati a diventare memorabili.

Non sarà una delle 32 franchigie della NHL, ma l’Hockey Club Bolzano di “bella gente” in via Roma, prima, ed in via Galvani, adesso, ne ha vista transitare parecchia nell’arco dei decenni.

Il primo autentico (e grande) giocatore straniero della storia biancorossa sbarcò ad Hockeytown nella tarda estate del 1957: Gerry Hudson.Hudson 12 2 29

Rosso di capelli, gioviale ed estroverso, canadese di nascita ma britannico di adozione, un’ottima ala destra che prediligeva il gioco di squadra, rimase tre stagioni al Padiglione 1 di via Roma e legò moltissimo con quei “bravi ragazzi” di via Bottai (Heini Bacher, Robert Psenner, Sigo Schlemmer ed Heini Oberdorfer). E quando fece i bagagli per tornare in Inghilterra portò con sè il calore e l’affetto della nostra gente. Così allegra e pittoresca rispetto all’atteggiamento sobrio e distaccato esibito - come da etichetta - dal suo popolo adottivo.

Non vogliatecene, ma anche lo staff di HCBfans porta di diritto con sè una tangibile testimonianza di tutta la qualità tecnica e fisica, la mentalità vincente, il voto al sudore ed al sacrificio, la visione di gioco e lo spirito di squadra presenti nell’equipaggiamento personale di moltissimi celebrati campioni che sono transitati a Bolzano.

Diciamo, nell’ultimo ventennio?

E già...

Sono giusto vent’anni che siamo sulla cresta del ghiaccio. Per darvi la nostra personale visione di come si stia sviluppando l’hockey (anche grazie al nostro “modesto” contributo) e non solo quello di casa nostra. Che affianchiamo con occhi fedeli e critica leggera ogni avvenimento legato all’Hockey Club Bolzano celebrando altresì ogni singola scadenza per ordine d’importanza (dalle accoglienze ai nuovi arrivati, ai saluti rivolti a chi si congeda dalla piazza).

Che sottolineiamo quanto sia importante, per il nostro personale concetto di hockey, rimarcare e per questo premiare coloro che sanno distinguersi in animosità. Avendo istituito dieci anni fa quel Trofeo Combattività, dedicato alla figura ed alla memoria di Gino Pasqualotto, che è diventato il nostro tributo di maggior rilevanza nei grandi contenitori di memorie di ogni singola stagione trascorsa assieme a voi.

Come sentenziava Gordie Howe, ad ogni rude contatto con Bobby Orr: “Ehi, Buddy, meglio dare che ricevere”. L’essenza dell’hockey.

dal 2006 CopiaDalla stagione 2005/6, dunque, HCBfans (nata 20 anni fa come semplice blog site grazie al “nostro” mago del web, Marco Lombardi) si è naturalmente evoluta nel tempo, irrobustendo l’organico e facendo fede al nostro statuto, nel quale sono contenuti valori ed ideali che facciamo nostri ogni giorno, aprendosi ad orizzonti futuribili, che non vuol essere luogo comune ma indice di lungimiranza.

Le pietre miliari che ci ricorderanno per sempre lo scorrere del tempo, restano e resteranno quei grandi campioni, ai quali facevamo riferimento prima.

Grandi individualisti, eccelsi uomini di punta o semplici straordinari gregari.

 

Che da quell’anno ad oggi hanno fatto palpitare il PalaOnda ed Hockeytown.

I primi grandi atleti decantati da HCBfans furono Dominic Forget, Jörgen Rickmo e Jordan Krestanovich (2005-‘06). Ai quali seguirono l’anno dopo il gigantesco Carlyle Lewis ed i fratelli Drew e Mike Omicioli.

Nel 2007-08 quel personaggio un po’ naïf di Árpad Mihàly nonché Jonathan Pittis e soprattutto Ryan Jardine. Quelli dell’accoppiata scudetto+supercoppa. Dopo di che Bolzano riabbracciò il “Mago di Hamilton”, al secolo Kenny Corupe, ed assistette alla consacrazione di Alex Egger così come all’esordio di Anton Bernard, all’interno di un’altra stagione coi fiocchi (scudetto e coppa Italia).

Nel 2010-11 ci fu all’avvento di Marco Insam e l’anno seguente salutammo un altro grandissimo interprete: MacGregor Sharp, uno degli eroi di Salisburgo 2014 ed artefice di un altro “doblete” di spessore (scudetto e super coppa).

Come non ricordare nel 2012-13 Niklas Hjalmarsson, il “totem di Eksjö”, e la sua apparizione per soli 18 match: uomo ed atleta stupefacenti. 14 anni e 822 gettoni in NHL, raccolti prevalentemente in maglia Blackhawks a Chicago.

Degli eroi di Salisburgo 2014 abbiamo accennato Sharp, ma di quella straordinaria stagione non possono non essere citati Trent Whitfield, altro NHLer con quasi 200 match all’attivo con Washington, New York, St. Louis e Boston, eppoi Ziga Pance, il giustiziere di Bernd Bruckler (il goalie Red Bull), Jaroslav Hübl, Mark Santorelli,David Laliberté e la sua NHL respirata coi Flyers a Philadelphia, infine Rick Schofield e Kim Strömberg, le “colonne d’Ercole” del reparto offensivo dei Foxes.

Il 2015-16, l’anno in cui abbracciammo per la prima volta Luca Frigo, il ragazzo piemontese destinato a fare la storia del club, non passarono certo inosservati tipetti effervescenti come Brett Flemming, Joel Broda, Nick Palmieri “il Pandoro”, Jerry Pollastrone, il sontuoso Taylor Vause ed altri due profili molto intriganti come Brodie Reid e soprattutto Brendan Bell. Quest’ultimo, un difensore di prestigio con più di 100 presenze in NHL tra Ottawa e Toronto e ben nove titoli in carriera, dopo soli 12 incontri spesi per il bene del Bolzano venne letteralmente fatto fuori dal fallo di Patrick Spannring,del Linz. Un incidente di gioco che costrinse Bell a chiudere anticipatamente la carriera e che fece trasalire parecchio il coach di allora, l’amato Tom Pokel, che non migliorò di certo i precari equilibri nei rapporti diplomatici tra i biancorossi e le franchigie austriache della EBEL.

Nel 2016-17, la stagione in cui HCBfans istituì il Trofeo Combattività, a regular season già in corso Bolzano fece la sua conoscenza con un giocatore assai carismatico ma avviato da tempo lungo il viale del tramonto agonistico: Glen Metropolit. Oltre 400 gettoni raccolti in NHL, soprattutto nella East Coast (Boston, Phila e Washington), accompagnato dalla meritata fama di sofisticato assist-man e di vero giocoliere quando in possesso del disco, giocò 34 match in maglia biancorossa e poi tornò a casa, a Toronto, mettendo la fatidica parola “fine” ad una carriera dai grandi contenuti.

La seconda EBEL aggiudicatasi dalla società di via Galvani, arrivò come tutti sanno nella primavera del 2018. E qui la storia si avvicina gradualmente all’attualità. Un carosello di goalies (Marcel Melichercik, Jakub Sedlacek, Matt Climie, Jake Smith ed infine Pekka Tuokkola) ed una batteria di cannonieri pesanti (Mike Angelidis, Chris DeSousa, Travis Oleksuk, Angelo Miceli “lo sniper di Calabria”, Domenic Monardo, Alex Petan e naturalmente... Mike Halmo. Una stagione sulla quale si è già detto tutto. O quasi. Letteralmente rovesciata a favore grazie al cuore calmo e resiliente di un vero e proprio mago dello spogliatoio: Kai Suikkanen.

Con Leland Irving, l’Hockey Club Bolzano riuscì l’anno seguente a sigillare definitivamente i cardini della propria porta. L’unico portiere ad aver conquistato il Trofeo Combattività “Gino Pasqualotto”. Un ragazzo semplice e determinato che a Bolzano trovò il clima ideale nel quale mantenere elevatissimo il suo rendimento sul ghiaccio (92,2% nel ‘18-‘19, 92,7% e 92,5% nelle due successive), il Covid però si mise di traverso, vanificando un titolo che Leland ed i biancorossi avrebbero certamente meritato.

Nel 2019-20, dai Charlotte Checkers (AHL), si aggregò in estate all’Armata Biancorossa un difensore che impiegò davvero poco per entrare nel cuore della gente: Dennis Robertson. Dopo una prima stagione eccelsa per impegno ed abnegazione, Dennis debordò letteralmente in quella successiva fin quasi a raddoppiare le proprie statistiche di rendimento. Meritandosi, in questo modo, il trofeo realizzato per HCBfans dall’artista trentino Franco Andreatta.

Piombiamo in questo modo negli anni Venti, quelli contraddistinti dalle dolorose esclusioni per mano dei Red Bull. Ma anche quelli delle partecipazioni consecutive in CHL (2021 e 2022) e coincidenti con i felici approdi al Palaonda di beniamini come Dustin Gazley, Dylan Di Perna, Nick Plastino, Alex Trivellato, Sam Harvey, Ryan Culckin, Mike Dalhuisen, Cole e Mitch Hults, Scott Valentine, Daniel Mantenuto, Christian Thomas, Gianluca Vallini, Pascal Brunner, Chris DiGiacinto, Jason Seed, Matt Bradley e, giusto qualche mese fa, atleti di grande qualità ed affidamento come Mark Barberio, Max Gildon, Cole Schneider, Philip Samuelsson, Shane Gersich, Brett Pollock, Bryce Misley e, naturalmente, il recente vincitore dell’ultimo Trofeo Combattività “Gino Pasqualotto”: Brad McClure, fidelizzato come pochi altri nel nostro ambiente.

Non ci sarà nulla di meglio dei playoff per celebrare alla grande i primi 20 anni di HCBfans!

Da questa sera avrà inizio la seconda vita della stagione, sostanzialmente diversa dalla precedente. Una fase nella quale il singolo episodio potrebbe spostare equilibri ritenuti solidi come basalto. Stravolgendo teoremi e certezze filtrati da uno studio notarile.

Partiamo dal quarto di finale che ci riguarda più da vicino. Un vero e proprio inedito.

Foxes Bolzano - Olimpija Ljubljana (in regular season: 2-2)

Grande equilibrio nel bilancio stagionale, 2 vittorie casalinghe a testa, ma in lieve vantaggio i Foxes sul computo “gol fatti e subiti” (12-11).

Questa forse è la serie che avrebbero voluto evitare in molti, ad Hockeytown. L’Olimpija è imbottita di giocatori in possesso di grandi doti tecniche ed agonistiche. È una squadra votata all’attacco, come i biancorossi, ed ama scientificamente il gusto ed il piacere del contatto fisico.

Come i Foxes, deve trovare il miglior compromesso nelle due fasi, per non lasciare troppo ghiaccio all’avversario. Un limite che i Draghi Verdi si sono trascinati per quasi tutta la regular season. Pressoché inutile elencare da quali giocatori potrebbero arrivare le insidie peggiori. Ma spendiamo senza indugi un doveroso elogio per celebrare a modo TJ Brennan, eletto MVP della stagione regolare, 37 anni il prossimo 3 aprile, regista basso dalle enormi potenzialità e sniper quasi infallibile dallo slot, come dimostrano i 53 punti collezionati in 48 incontri di regular, miglior bottino stagionale per un difensore di ICE.

L’ufficio stampa dell’Hockey Club Bolzano ci ricorda invece che, in chiusura di mercato, l’Olimpija ha puntellato la difesa con Dustin Tokarski e Reid McNeill (già capitano di Francoforte). Tokarski andrà a sostituire il portiere titolare Lukas Horak, infortunato.

Dopo la pausa olimpica, i biancorossi hanno beneficiato anche della sosta degli ottavi di finale per un’ulteriore revisione del book delle strategie. Le otto squadre rimaste in gioco si conoscono fin troppo bene. Ecco perché la cura del singolo dettaglio potrebbe fare la differenza.

I Foxes avranno bisogno, già da questa sera, di rendere il più inaccessibile possibile il proprio terzo difensivo, puntando sull’orgoglio e la voglia di rivincita di Sam Harvey, sulla concentrazione e la fisicità della linea Valentine-Samuelsson e il gran desiderio di riscatto dimostrato da Mark Barberio, nel voler recuperare margini importanti della sua esperienza a Bolzano.

Rientrerà nei ranghi Matt Bradley, dopo l’infortunio alle Olimpiadi. Le altre certezze, invece, sono nei numeri. Quelli con i quali determinati profili hanno chiuso il primo capitolo dell’anno. Gente come Max Gildon, Cole Schneider e Brad McClure. Celebrati puntualmente nelle ultime cronache.

Caro Bolzano... è il momento, insomma, di dimostrare quanto sia coeso il tuo spogliatoio, di diventare squadra. Per davvero. Di crederci insieme, di puntare sul proverbiale Cuore Biancorosso. E di lottare su ogni disco, senza condizioni.

EC Graz 99ers – EC Villacher SV (in regular season: 3-1)

Il lungo sprint lanciato nel nuovo anno (13 vittorie su 17 incontri) ha proiettato i 99ers in cima al mondo. Assieme a Klagenfurt e Bolzano sono i più seri candidati al titolo, ma solo perché la legge dei grandi numeri tenderebbe a non dare molte probabilità al quinto titolo consecutivo dei Red Bull.

Graz arriva riposato all’appuntamento con i quarti di finale e gode dei favori del pronostico, mentre Villach è stato costretto a bruciare diverse energie nervose nell’ottavo contro i Black Wings Linz. I carinziani rappresentano una delle mine vaganti del torneo, hanno una tradizione da difendere nella Lega (settima apparizione consecutiva ai quarti di finale) e saprebbero come gestire la serie. Certo dovranno migliorare, e di molto, l’approccio alla gabbia di Maxime Lagace visti i due soli gol realizzati negli ultimi tre EC Klagenfurter AC - Fehérvár AV19 SC (in regular season: 4-0)

Ad un minuto dal termine della 48ª ed ultima giornata di stagione regolare, proprio nel decisivo derby contro il Ferencvaros (con l’ultimo posto in palio per giocare gli ottavi di finale) il pubblico di casa all’Alba Arena di Székesfehérvár stava già per smobilitare.

Con Aku Kestila, gli odiati cugini di Budapest si erano portati sull’1-2 al 17’41” del terzo periodo, cantando vittoria. Ma i conti, si sa, si fanno alla fine. E con Anze Kuralt, in particolare.

In powerplay, a soli 34 secondi dalla sirena finale, l’esperto attaccante ha rianimato il Fehérvár. Segnando il gol del pareggio e decidendo addirittura il derby all’overtime. Dopo soli 98 secondi. Dall’inferno al paradiso in poco più di due minuti di gioco effettivi.

Domenica sera gli ungheresi sono poi riusciti a completare la rimonta su Vienna, battendola per 1-0 proprio nella Capitale grazie ad un gol in inferiorità di Trevor Cheek.

Si potrebbe pensare che Fehérvàr non abbia più nulla da chiedere a questa stagione. Anche perché, quest’anno, le Rotjacken non hanno mai sbagliato un match contro di loro. La serie sembra chiusa, ma l’hockey sa farsi apprezzare anche per la sua imprevedibilità. 

Red Bull Salisburgo - Valpusteria (in regular season: 1-3)

Chissà cosa avranno pensato a Brunico (ma anche a Salisburgo) quando i Red Bull hanno ufficialmente comunicato in diretta televisiva la scelta dell’avversario da affrontare nei quarti.

In questa stagione i lupi pusteresi sono andati regolarmente a nozze nell’affrontare il sistema di gioco introdotto da Manny Viveiros, perdendo per 2-1 solamente l’ultimo dei quattro confronti.

Un altro dato interessante lo offrono al solito le statistiche: dal 2021 ad oggi, mettono in evidenza come, su 20 match, 12 siano stati portati a casa dai campioni in carica ed 8 dai Puschtra.

Sarà perciò una serie tutt’altro che prevedibile. Dipenderà molto da gara 1 e dall’impatto che avrà sui gialloneri l’entusiasmo dell’Intercable Arena nella prima in casa.

Lo stesso Viveiros si è speso in lodi importanti nel voler riconoscere le qualità dei gialloneri. “Ci hanno battuto più volte in questa stagione, quindi sarà una serie molto spettacolare. I giocatori sanno già come dovremmo affrontare questo quarto di finale. Vogliamo difendere nel migliore dei modi il nostro quarto titolo consecutivo”.

Una cosa è acclarata. Una delle specialità della casa dei salisburghesi, ovvero il suo proverbiale forechecking, duro ed asfissiante, è stato letto e tradotto in più lingue dall’head-coach pusterese Jason Jaspers. Se Viveiros non troverà velocemente contromisure, questo potrebbe essere il quarto di finale più equilibrato e sorprendente dell’intero pacchetto.

Si apre un nuovo capitolo della stagione.

I playoff sono ufficialmente in rampa di lancio.

È tempo che le balaustre tornino a squillare!