Coppa

Io non perdo mai... O vinco, o imparo!

Nei suoi 27 anni di ingiusta detenzione, durante un incontro con i suoi familiari, Nelson Mandela confidò loro quanto fosse prezioso ogni singolo giorno trascorso nella sua cella.

Il suo intento non era il semplice tentativo di lenire le loro preoccupazioni. Ma di lasciar trasparire la propria resilienza, vera e propria panacea contro l’oblio della reclusione.

La frase ispirazionale, attribuita al principale attivista nella lotta contro il regime di segregazione razziale in Sudafrica, racchiude in sé una straordinaria potenza. Esaltata, nel 2009, dalla netta sensibilità cinematografica di Clint Eastwood. Da lui stesso sintetizzata, in un singolo ma poderoso vocabolo: Invictus (Invincibile).

Nell’ambito dello sport, quell’invincibilità non è un talento. Ma un’attitudine.

Si può migliorare, allenandola, in ogni istante delle nostre esistenze. 

In tal senso, Yannick Sinner resta uno degli esempi più attuali ed eclatanti.

Le profonde similitudini tra la vittoria di Mandela alle elezioni politiche del 1995 ed il trionfo degli Springboks, la Nazionale sudafricana di rugby, durante la Coppa del Mondo disputata e vinta come paese ospitante, crearono la giusta atmosfera emozionale attorno al fenomeno cinematografico rappresentato da “Invictus”. Nel quale, dal 2009 ad oggi, hanno attinto anche i migliori e più preparati psicologi dello sport dell’Era Moderna.

Quale nesso potrà mai esistere tra l’introduzione al nuovo numero di “Assi di bastoni” e le attuali vicende che HCB 2026ruotano intorno alla ICE Hockey League e, naturalmente, all’Hockey Club Bolzano?

La “miglior squadra mai assemblata dal 1933 ad oggi”, le crescenti aspettative che si sono via via sommate attorno ad essa, i successi di prestigio raccolti nelle prime uscite (amichevoli internazionali, girone eliminatorio di Champions Hockey League ed inizio di ICE compresi), i consensi raccolti dalla critica e dal tam-tam transitato nei vari ambienti di Hockeytown, sono impietosamente sfioriti proprio in prossimità della primavera.

Risulta difficile fare luce sulle effettive cause dell’insuccesso raccolto dall’articolato progetto tecnico ed agonistico messo in atto dal clubn biancorosso, in vista della stagione 2025/26, illustrato alla stampa da Dieter Knoll nel corso del tradizionale incontro con i media dello scorso 21 agosto.

Ma un’idea di massima se la sono fatta un po’ tutti, nell’ambiente.

L’idea di hockey portata in Alto Adige da Kurt Kleinendorst, all’inizio pareva poggiare le dita sugli stessi accordi dello spartito etico portato sullo schermo da Clint Eastwood.

“Io non perdo mai...”.

K.K. e D.KAi margini di una vittoria, come di una sconfitta, Kleinendorst ha cercato di trasmettere valori importanti al suo gruppo....

Lavoro, disciplina, sistema di gioco, talento, cura dei dettagli, regole ferree.

Il gruppo, coeso fino all’accezione più alta e nobile del termine, lo ha seguito fedele. Fornendo prestazioni al di sopra della media. E meriti da suddividere equamente.

Tra il coach e la squadra.

Le grandi individualità - Harvey, Barberio, Gildon, Schneider, Bradley, McClure, Gazley... - parevano calati nei meccanismi tattici orditi dal tecnico di Grand Rapids (Minnesota) come i componenti del cronometro Omega da 47,7 millimetri - realizzato nel 1936 - il più preciso al mondo con i suoi 97,8 punti perfezione su 100, un primato ancora oggi mai superato da altri cronografi.

Il passato non può certamente sovvertire l’esito finale di una stagione nata sotto tutt’altre prospettive. Ma rimarrà per sempre, come un monito, a rimarcare quale razza di “scempio” agonistico sia stato compiuto nel momento cruciale di questa stagione.

Quello che in molti, noi compresi, avevano qualificato come il miglior team biancorosso della storia, è stato costretto alla resa dopo soli cinque match della “seconda stagione” dell’anno agonistico, come gli esperti amerebbero definire i playoff.

Eppure, perché esisterà sempre questa congiunzione avversativa nella sceneggiatura di questa infausta stagione 2025/26, le avvisaglie che questa squadra possedesse qualcosa di unico e prodigioso nel proprio DNA erano state più che legittime. Al principio.Summer Classic 25

Il Südtirol Summer Classic, assente nella bacheca biancorossa dal 2019, pur mantenendo i canoni di un hockey prettamente estivo, era stato dipinto come un mezzo trionfo. Un significativo test di tenuta in vista della Champions Hockey League e dei proibitivi incroci con tre grandi interpreti del Profondo Nord (Frölunda Göteborg, Lukko Rauma e Luleå).

Sulla scacchiera del Palaonda, il credo hockeistico di coach Kurt diede scacco matto sia agli Ice Tigers di Norimberga (2-1, Schneider e Bradley) che ai ceki dello Skoda Plzen (2-0, shutout di Jonny Vallini, reti di Shane Gersich e, guarda un po’..., Michele Marchetti).

Quattro giorni dopo, il Bolzano si affacciò sul balcone della sua quinta partecipazione in CHL, senza alcun timore reverenziale. Al Frölundaborg, i biancorossi ricevettero una quota parte di applausi dal qualificato popolo svedese, in ossequio al loro hockey, coraggioso e piacevole.

Frölunda ingaggio inizioNonostante il 3-0 interno, l’head-coach degli Indiani di Göteborg, Bob Ohlsson, rivolse sincere parole di stima in direzione dell’Hockey Club Bolzano. 

Un riconoscimento che sembrò molto più che profetico, tre giorni dopo, quando a Rauma l’Armata Biancorossa sdoganò un’impresa che rimarrà per sempre negli annali dell’hockey.

Al cospetto del Lukko, l’idea di hockey di coach Kleinendorst, volendo ripeterci, visse una serata di particolare grazia. Al pari del suo portiere, Sam Harvey.

Dopo aver chiuso con un eccellente 94,1% a Göteborg, il “Santo” tenne in gioco il Bolzano anche in Finlandia, con una sensazionale sequenza di parate spettacolari

Pur in svantaggio per 2-0 a metà partita, i biancorossi puntarono sulla brillantezza del loro goalie, facendosi via via più cinici e colpendo una prima volta con Bryce Misley in inferiorità numerica. Ed in seguito, al termine di una spettacolare trama offensiva, raggiungendo il 2-2 con Shane Gersich.

Il terzo e decisivo periodo rimarrà probabilmente come uno dei parziali di gioco di maggior effetto nella stagione, comunque negativa, dell’Hockey Club Bolzano.

Vantaggio esterno firmato con una fantastica volée in diagonale di Cole Schneider. Chris DiGiacinto che fallisce il colpo di grazia qualche minuto dopo e Lukko che non può mancare il gol del momentaneo pari con Jakob Stenqvist.Lukko ingaggio

Il Lukko sale in cattedra, proponendosi con due potenziali colpi da kappaò. Ma Harvey ipnotizza sia Peters che Intonen. Il Bolzano ringrazia il suo estremo e passa all’incasso a soli 21 secondi dalla sirena finale. In regime di superiorità numerica, i biancorossi fanno girare velocemente il disco. Scott Valentine pesca Matt Bradley appostato sul primo palo, sanguinoso tocco al volo e Bolzano in paradiso.

Un successo (4-3) conquistato con abnegazione, ferrea disciplina tattica e abbondante carattere, che rimarrà nella storia della nostra squadra. In attesa dei 3 punti in CHL da quasi quattro anni.

Un’altra serata epica, nel corso della gestione Kleinendorst, il Bolzano l’ha trovata in casa, lo scorso 5 settembre, ancora in Champions Hockey League.

In questa occasione sono stati i campioni in carica della Repubblica Ceka, il Kometa Brno, a cedere all’overtime per 6-5, al termine di una partita ricchissima di emozioni, giocata a ritmi elevati.

RaumaSe a Rauma solo una manciata di tifosi biancorossi avevano sofferto e gioito a dismisura accanto alla loro squadra, tutto il Palaonda ha sospinto invece l’Armata Biancorossa verso l’apoteosi finale, rappresentata dal gol all’overtime di Max Gildon. Una vera prodezza, nata per piegare definitivamente il blasonato avversario, capolinea di un match dai grandi contenuti agonistici.

Tre indizi (il successo nella Südtirol Summer Classic e le due vittorie di prestigio in CHL) costituirono quindi l’inconfutabile prova dell’effettiva bontà del collettivo biancorosso, unitamente al bagaglio di conoscenze tecniche del suo head-coach. Ovvero: adattare la propria filosofia a seconda delle esigenze e degli avversari.

Anche l’avvio della passata regular season fu tutt’altro che malvagio.

Nonostante il passaggio a vuoto casalingo (3-4), proprio alla prima giornata e contro i campioni in carica salisburghesi, il Bolzano raccolse in seguito un importante filotto di sei vittorie consecutive (6-0 a Feldkirch, 5-1 a Klagenfurt, 2-0 al Ferencváros, 3-2 al Linz, 4-1 a Salisburgo e 4-2 al Lubiana). Un eloquente modo di far intendere le proprie ambizioni alla concorrenza.

Dopo questo abbondante raccolto, mietuto in appena un mese, a cavallo tra settembre ed ottobre scorsi, i biancorossi lasciarono nelle mani dei cugini pusteresi (5-3) l’unico dei derby stagionali.

Tutti ricorderete, inoltre, la sesta ed ultima passerella di Champions, quella ai margini del Circolo polare artico. Ovvero la sfida di Luleå. Coincisa con un’altra straordinaria prestazione dei Foxes.Luleå

Sotto di due gol, i biancorossi salirono progressivamente di tono al giro di boa del match. Cingendo d’assedio i metri di ghiaccio davanti alla gabbia protetta da Joel Lassinantti - il goalie targato #34, nato e cresciuto qui e definito in Patria come uno dei più esplosivi tra i pali rossi -.

La reazione più netta e decisa dei biancorossi giunse proprio dopo il raddoppio siglato da Eetu Koivistoinen. Assist da favola di Chris DiGiacinto per Matt Bradley e Bolzano che la riapre.

Il terzo tempo fu come da copione. Luleå rabbioso nella ricerca del gol ma costretto ad esporre il fianco alle ripartenze dell’Armata Biancorossa. La tenuta di Sam Harvey concesse a Kurt Kleinendorst di giocarsela fino all’ultimo. Sesto uomo di movimento a meno di due minuti dal termine, Shane Gersich che inventa una giocata da urlo e assist confezionato sul bastone di Cole Schneider, a resettare l’indiscussa superiorità dei padroni di casa.

La sirena finale regalò al Bolzano il primo punto raccolto in Svezia, dall’inizio della sua partecipazione alla CHL. E poco importò se al Luleå bastarono 14 secondi di overtime per spedire tutti, definitivamente, negli spogliatoi.

Il rientro sui ghiacci della ICE Hockey League videro il Bolzano riprendere il suo innato feeling con la vittoria. L’unico passaggio a vuoto nel periodo fu quello contro Klagenfurt al Palaonda (3-5), proprio alla vigilia del 200° derby con i pusteresi. Quello giocato nella notte di Halloween.

Derby stricione PustLe streghe indossarono per l’occasione la maglia biancorossa, un incubo che rimarrà per sempre impresso nella testa - e nell’anima - dei lupi gialloneri.

Dopo un primo tempo di sostanziale equilibrio (1-1), il Valpusteria crollò letteralmente nel secondo. Brad McClure (tre gol e due assist alla sua duecentesima col Bolzano) mandò in visibilio il palazzo di via Galvani, esaurito in ogni ordine di posti. E nei secondi venti minuti i biancorossi misero addirittura sei reti a referto.

L’ultimo periodo fu di pura agonia per i pusteresi.Bradley vs HCP

Il nemico del Bolzano, descrivendolo attraverso uno dei versi di maggior impatto di Francesco De Gregori, “è scappato, è vinto, è battuto. Dietro alla collina non c’è più nessuno...”.

Ed i Foxes poterono così portare a casa il duecentesimo derby della storia con Brunico, battendolo clamorosamente per 9-1.

I sogni dei tifosi biancorossi presero ancora più consistenza, davanti all’ennesima dimostrazione di forza della loro squadra del cuore: a ragion veduta, il refrain che la indicò come la “migliore di sempre” si consolidò ancor più. Senza lontanamente immaginare che lo spartiacque delle contrapposte emozioni della stagione, alla fine, verrà proprio collocato nel giorno di Halloween, nel momento del trionfale rientro negli spogliatoi dell’Hockey Club Bolzano.

Dal 1° novembre al 7 dicembre, il pancone sul quale Kurt Kleinendorst si erse in tutto il suo orgoglio, iniziò a sgretolarsi inesorabilmente. Sotto ai suoi piedi.

La squadra voltò le spalle al suo coach. E lo spogliatoio cominciò a manifestare, sempre meno velatamente, il suo disagio per la gestione tecnica. Segnando l’inizio della fine.

Le tre trasferte consecutive di inizio dicembre scorso furono fatali per l’uomo del Minnesota.

A Villach, col Bolzano sotto per 4-1, le telecamere ripresero in diretta il momento catartico. Quello in cui Kleinendorst porse la lavagnetta a Matt Bradley durante il time-out della disperazione.

Immagini emblematiche, sia agli occhi del Dottore che della concorrenza.

Un gesto di resa, che ebbe una sola via d’uscita. L’esonero del tecnico.

SheddenDurante l’ultima pausa riservata alla Nazionale, prima dell’evento olimpico, il timone del Bolzano passò nelle mani di Doug Shedden. Il suo dogma è uno stretch-play (gioco in verticale per eludere il forecheck avversario, atto a favorire un immediato possesso nel suo terzo difensivo) molto meno meditato del suo predecessore.

Le feste di Natale scivolarono via abbastanza serenamente per i colori biancorossi.

Il Bolzano chiuse l’anno con una vittoria (5-0 al Vorarlberg) e aprì il nuovo con una convincente prestazione a Klagenfurt (2-1 all’overtime), replicata nel terzo derby stagionale (5-3 a Brunico).

Dieter Knoll decise al contempo di allungare la profondità del pancone ingaggiando Christoph Gibson (in luogo dell’infortunato Jonny Vallini), il difensore Matt Cairns (out Barberio, almeno fino all’inizio dei playoff) e l’attaccante Matteo Gennaro. Una mossa che, a posteriori, si rivelò assai poco felice. Per le ricadute che accompagnarono l’inevitabile catena dei turnover (spesso a danno dei soliti noti).

Con Shedden sul pancone, si assistette alla prima inversione di tendenza. Negativa, purtroppo. Ovvero al calo delle percentuali di successo all’overtime. Il Bolzano ne perse tre consecutivi (Salisburgo, Graz e Villach) e cominciò a palesare qualche incertezza anche alla Sparkasse Arena.

Dopo due successi obbligati con Innsbruck, i biancorossi sprofondarono a Vienna (0-3) e Linz (0-6) in meno di 72 ore. Un segnale allarmante, dietro al quale vi sarebbero stati contrasti ed incomprensioni nello spogliatoio, estesi anche a qualche membro del coaching staff.

Ci volle il quarto derby con il Valpusteria perché Hockeytown ritrovasse un po’ di serenità. Il match fu totalmente a senso unico per i biancorossi (7-2). Già avanti di 7 al termine del secondo periodo.HCB Olympics

Con le Olimpiadi, il Bolzano staccò dalle tensioni esterne immergendosi nel silenzio del suo palazzo. Con tutta l’intenzione di sgombrare gli equivoci interni e preparare lo sprint finale della regular season.

Dopo i Cinque Cerchi, i biancorossi ebbero l’opportunità di opzionare il terzo posto in classifica, incrociando il Klagenfurt al Palaonda. Le tantissime penalità fischiate contro il Bolzano, durante un match dove il ruolo della terza squadra sul ghiaccio sembrò palesemente favorevole ai carinziani, vennero sfruttate abilmente dal KAC. Che colpì tre volte, proprio in superiorità, facendo suo l’incontro (3-6) e cristallizzando le posizioni del podio, tutto austriaco (Graz, KAC, Red Bull).

Il resto della cronologia della stagione è praticamente legato all’attualità.

Le scelte che formuleranno la griglia dei quarti di finale sono frutto di attente valutazioni (Klagenfurt-Fehérvár e Graz-Villach), della boriosa supponenza di Manny Viveiros (Red Bull Salzburg-Valpusteria) e di una scelta obbligata (Foxes Bolzano-Olimpija Lubiana).

Gara-1 sconquassa il clima dei playoff a causa del drammatico collasso patito sul ghiaccio da Jordan Murray, difensore delle Rotjacken di Klagenfurt.

Dopo giorni di incertezza, il giocatore viene finalmente dichiarato fuori pericolo. La griglia può ricompattarsi. Ma dai primi tre round escono risultati che hanno del clamoroso.

Graz sembra in controllo nella serie con Villach, Valpusteria è incredibilmente vicina ad un sensazionale sweep con i campioni in carica, carinziani ed ungheresi se la stanno giocando, mentre il Bolzano ha letteralmente gettato alle ortiche le due gare interne contro l’Olimpija, perdendo in modo sciagurato in entrambe le circostanze.

A causa di ciò, il coaching-staff biancorosso viene giustamente gettato sulla graticola.

OutLe principali accuse a suo carico sarebbero un poco appropriato approccio mentale (l’episodio più eclatante rimarrà il time-out non chiamato nei 38 secondi più disgraziati di gara-3) ed una bassa sintonia con lo spogliatoio, situazione già vissuta in precedenza con Kurt Kleinendorst.

Esiste poi un altro problema. La mancanza di alternative valide all’estrema verticalità voluta da Doug Shedden. L’head-coach di Lubiana, Ben Cooper, ha predisposto le opportune contromisure al “north-south” operato dai Foxes, piazzando quattro uomini al limite del terzo difensivo ed ordinando loro la massima fisicità in opposizione agli attacchi biancorossi.

La storia si è tristemente ripetuta anche in gara-4 e 5. Quando i limiti più evidenti dell’Hockey Club Bolzano ai playoff (la sterilità offensiva ed i troppi errori in fase difensiva) si sono puntualmente ripresentati. Out

Anche Dieter Knoll aveva messo in allarme il suo team, in tempi non sospetti, sui potenziali pericoli che sarebbero potuti emergere nella stagione più equilibrata - verso l’alto - di tutta la storia della ICE Hockey League.

Ai quarti di finale, top-team come Red Bull Salisburgo, Kac Klagenfurt e lo stesso Bolzano, hanno pagato le conseguenze di quell’equilibrio chiamato in causa dal Dottore.Fine

Ed oggi, ci sono attualmente quattro realtà (Graz, Fehérvár, Lubiana e Valpusteria), in lotta tra loro nelle semifinali, espressione di quattro paesi ed altrettante culture hockeistiche.

Nessuna di queste ha una Karl Nedwed Trophy nella propria bacheca.

Una svolta epocale, pronta ad offrire terreno fertile ad innumerevoli considerazioni.

Ad Hockeytown, in molti non potranno sottrarsi alle conseguenze di questa prematura ed inopinata uscita di scena. Nell’ordine: il club, lo staff tecnico, i giocatori.

Anche l’uso dei social andrà rivisto, nella sua sostanza.

Perché il vero appassionato, quello disposto a mettere in discussione la propria fede ed il proprio attaccamento verso i colori sociali, li apre con devozione, senza alcun risentimento.

“Io non perdo mai... O vinco, o imparo...”.

La “miglior squadra mai assemblata dal 1933 ad oggi” farà tesoro di questa frase ispirazionale?

Oppure verrà derubricata alla stregua di un attualissimo pesce d’aprile?

Tifosi BZ