Superata un'ostica serie di quarti contro i carinziani del VSV, prendono il via le semifinali del torneo ICE Hockey League 2024/25 che oppongono i nostri ragazzi ai tradizionali rivali di Salisburgo. Ricordi e valutazioni nel #26 di Assi di bastoni di Andrea Scolfaro.
Sabato 9 marzo 2024, ore 8.30.
Non ci sarebbero le condizioni ideali per affrontare un lungo viaggio.
Piove a dirotto da giorni. Ma il nostro programma è idrorepellente.
La sera si giocherà gara 4 dei quarti di finale alla Stadthalle di Villach.
Bolzano è comodamente avanti per 3-0 nella serie e quattro giorni prima ha già violato il ghiaccio carinziano. Vincendo per 4-2. Grazie al gol lampo di Brad McClure - dopo soli 74 secondi dal face-off d’apertura - alla doppietta di Dustin Gazley ed allo splendido gol in powerplay di Josh Teves.
Manca un ultimo sforzo. La classica ciliegina sulla torta delle semifinali.
Sabato è il momento ideale per partire verso una full immersion di due giorni a base di hockey, birre ambrate e Wienerschnitzel.
Il programma è stato curato da Charly, come sempre, nei minimi dettagli.
Anche se la percorrenza della Pusteria è immancabilmente rallentata dal traffico, resta la via d’accesso più agevole per la Carinzia.
Nell’abitacolo della Kia, il clima rilassato della conversazione tra noi e le nostre rispettive compagne è il sintomo più evidente del distacco col quale affrontiamo l'evidente disagio.
Velden am Wörther See, ridente cittadina adagiata sull’estremità occidentale del lago più affascinante dell’intera Carinzia, ci accoglie qualche ora dopo la nostra partenza.
La giornata è uggiosa. Ma il calore dell’atmosfera che si respira alla B&B Rocket Rooms, selezionata per l’occasione, ha l’effetto di attenuare anche le bizze di un clima non certo ospitale.
Siamo a due passi da Villach, amena località che ha nel turismo uno dei punti di forza della sua economia. Senso dell’accoglienza di cui godiamo volentieri anche noi, facendoci trasportare dalla calma nella quale è immerso il circuito turistico, creato ad hoc, lungo le vie del centro.
La spiccata ospitalità che si può godere un po’ ovunque a Villach - nei negozi, nelle strutture alberghiere come nei rinomati punti di ristoro - può subire pesanti contraccolpi solo in una circostanza. Ovvero quando si osa manifestare le proprie preferenze hockeistiche.
Se esse non coincidono con le Aquile del VSV, avrete più di un valido motivo per cominciare a preoccuparvi. Specie quando gli amati colori biancoblù collidono con quelli biancorossi.
Siano essi quelli degli odiati dirimpettai di Klagenfurt. Oppure dell’Hockey Club Bolzano.
Nel secondo caso, si tratta di una relazione alquanto complessa e controversa.
Che potremmo far risalire addirittura all’epopea dell’Impero Romano.
Il primo insediamento dell’antica Sanctium - traducibile in un più attuale Villaco - fu originariamente una “mansio”. Ovvero una sorta di locanda con carretteria. Annessi ai quali vi erano il deposito della posta ed i locali dell’erario. Inglobati in un’unica struttura, eretta lungo i ciottoli della strada romana che condusse, per cinque secoli, truppe e trasporti commerciali verso il profondo nord.
Queste terre non furono quindi battute solo da spietati legionari. Ma anche da avidi esattori, inviati appositamente da Roma per le riscossioni dei tributi maturati nel corso della romana sovranità.
La nostra banale ricerca - anche sull’origine dell’epiteto Legionäre rivolto agli italiani e del malessere che la loro presenza genera a quelle latitudini - l’abbiamo presa comoda di nulla, direbbe Charly in questi casi, ma quello risalente a duemila anni fa potrebbe essere il primo ancestrale indizio della scarsa affinità che il popolo carinziano nutre per qualsiasi emissario provenga dal suolo italico.
Fatta eccezione per una guarnigione giallonera, gemellata al loro antico borgo.
Quando quel sabato di marzo dello scorso anno, coincidente con gara 4 del quarto di finale tra Hockey Club Bolzano e Villacher SV, ci avviammo a piedi dal centro fino alla Stadthalle, ci accorgemmo subito del disagio nei nostri confronti. Solo perché stavamo tranquillamente esibendo, sopra le spalle, un paio di casacche biancorosse.
Le rimostranze più evidenti iniziarono quando un automobilista ci vide proprio davanti al palazzo del ghiaccio. Abbassò il finestrino, per indirizzarci l’oramai abusato dito medio. Accompagnato da uno sguardo che non aveva proprio nulla di amichevole.
Il resto, lo incassammo assieme agli altri supporters biancorossi, nell’inaccogliente settore riservato agli ospiti.
Quella sera di marzo, l’Armata Biancorossa finì ben presto gambe all’aria. Subendo una pesante sconfitta dalle aquile carinziane (1-6). Un match a senso unico, durante il quale Blaz Tomasevic (in questa stagione all’Olimpija Lubiana) si mise in evidenza con una roboante tripletta.
Due giorni più tardi, i Foxes chiusero la pratica vincendo per 2-1 un’equilibratissima gara 5 al Palaonda, grazie alle reti di Brad McClure e Christian Thomas.
Tornando all’attualità, ciò che è accaduto invece nella serie che si è conclusa venerdì sera, a livello di rivalità tra opposte fazioni, è andato ben oltre il limite del tollerabile.
La tensione è cominciata a montare lo scorso 4 marzo, in occasione di gara 2.
Il gol non convalidato a Luca Frigo, per una presunta interferenza su Joe Cannata, ha innescato la prima scintilla sulla paglia delle polemiche.
A riguardo, il sito ufficiale della Ice Hockey League presente sui social è stato tempestato dalle bordate dialettiche provenienti dalle contrapposte barricate del tifo. Un’abitudine che ha poco di edificante. Che ha invece, come unico effetto concreto, quello di scaldare ulteriormente gli animi avviati verso l’ebollizione.
In gara 3, al Palaonda, sul colpo inferto da Brad Christoffer a Philipp Lindner, giudicato involontario dalla crew arbitrale, si è innescata l’azione del sorpasso biancorosso, firmato da Cole Hults.
I supporters del VSV hanno pesantemente contestato l’operato degli arbitri lanciandogli contro numerose pinte di birra. E riservando lo stesso trattamento anche ai giocatori biancorossi ed al pubblico bolzanino, presente nel settore sottostante a quello ospite.
Sui soliti social l’episodio è letteralmente esploso. Venendo travisato e strumentalizzato in ogni modo. Tanto da obbligare il board arbitrale a redigere un comunicato nel quale venivano dettagliatamente spiegati i motivi per i quali il gol di Cole Hults fosse assolutamente regolare, nonostante la contestata dinamica del contatto tra Christoffer e Linder.
Quando la serie si è spostata qualche giorno dopo nuovamente alla Stadthalle di Villach - per gara 4 -, il clima rovente dei giorni precedenti si è ulteriormente surriscaldato. Anche per le generalità della rimonta biancoblù, a vanificare il doppio vantaggio biancorosso. E soprattutto l’epilogo della scazzottata tra Patrick Holway e Braden Christoffer, con il numero 96 delle Aquile lasciatosi andare ad una plateale esultanza, osannata dallo scatenato pubblico di parte.
Alla vigilia di gara 5, l’onda di una rivalità sempre più accentuata, è stata cavalcata in modo scellerato da un organo di stampa austriaco che, a nostro avviso, non merita la citazione.
L’immaginoso autore di quella che, a tutti gli effetti, si è rivelata una fake inventata di sana pianta, ha costruito su eventi mai accaduti un castello accusatorio che tacciava di antisportività la società biancorossa.
La famigerata vicenda dell’acqua gelida negli spogliatoi, giusto per capirsi.
Il tutto si è dissolto come una bolla di sapone esposta ai raggi del sole.
E l’unica doccia fredda di una certa rilevanza è stata quella che ha subìto il VSV sul ghiaccio del Palaonda. Sulla quale torneremo.
L’apice è stato toccato però alla vigilia di gara 6, quella decisiva.
Durante la nottata antecedente il match, il pullman biancorosso è stato preso di mira da ignoti. Il risultato di quella che non è sembrata una semplice ragazzata, ma un vero e proprio atto vandalico, è stato censurato a più livelli.
Inutile, anzi dannoso, entrare nel merito dei dettagli.
L’unico auspicio è che la gendarmeria sappia risalire agli autori.
Punendoli in modo esemplare.
Per chiudere definitivamente il capitolo sui quarti di finale e soprattutto sulla serie tra Foxes ed Aquile è banale osservare quanto sia stato confortante assistere alle ultime due prestazioni dell’Armata Biancorossa.
In gara 5 il Bolzano ha disputato una delle migliori partite della stagione. Lasciando finalmente emergere la giusta mentalità che serve avere nelle settimane cruciali dei playoff.
Nel 6-1 casalingo si sono viste peculiarità davvero importanti: coesione, grinta, forza di volontà, spirito di sacrificio, abnegazione. In parole povere:
l vero ed unico Cuore Biancorosso.
Il Bolzano uscito dallo spogliatoio quella sera ha dimostrato, nelle movenze e nei fatti, tutta la sua voglia di vincere. E di dare anche una simbolica dimostrazione di austera superiorità al suo ostico avversario carinziano.
Una lezione che due giorni dopo, quando la serie si è spostata per l’ultima volta alla Stadthalle, non aveva ancora esaurito il suo effetto. Come ampiamente dimostrato dallo sviluppo di gara 6. Emblematici, nell’ultimo capitolo dedicato al Villach in questa stagione, i riscontri delle statistiche.
Bisogna dare atto al coaching staff, in particolare a coach Hanlon, di essere riuscito ad assemblare quattro blocchi d’attacco armoniosi e funzionali.
Che hanno saputo ripagare profumatamente la sua fiducia, attraverso la valuta delle prestazioni.
Contro il VSV la seconda linea composta da Dustin Gazley (4+6), Adam Helewka (5+5) e Braden Christoffer (0+9) è stata paragonabile ad un devastante maglio scagliato contro i biancoblù.
29 punti complessivi a referto nei sei match dei quarti.
Dove risalta un dettaglio illuminante. Quanto siano stati importanti, per la squadra, l’altruismo e la generosità di Christoffer, autore di ben nove assist in favore dei compagni.
Nove i punti incamerati dal primo blocco: Tony Salinitri (4+0), Matt Bradley (2+2) e Chris DiGiacinto (0-1). Sette il terzo: Michele Marchetti (Mike Halmo 0+2), Brad McClure (2+0) e Nick Saracino (0+3). Solo uno il quarto: Daniel Mantenuto (0+1), Luca Frigo, Pascal Brunner (Daniel Frank).
Solo cifre nude e crude, obietterebbe più di qualcuno. Ma fanno emergere quali siano state le individualità più efficaci nel corso della serie.
Le stats del Villach, invece, diventano molto più che emblematiche nell’analisi del rendimento della miglior linea in assoluto della regular season. La quale, alla vigilia del quarto di finale, una certa apprensione l’aveva generata in via Galvani. Come negli ambienti vicini ai biancorossi.
John Hughes (MVP delle 48 giornate di stagione regolare), Kevin Hancock e Max Rebernig sono progressivamente spariti durante la serie. Solo tre punti complessivi a referto.
Un apporto irrisorio, rispetto alle aspettative.
Da questa sera, intanto, si volterà definitivamente pagina. E l’attenzione sarà completamente rivolta ai due match da brividi che daranno vita alle semifinali di ICE nella stagione 2024/25.
Salzburgo - Bolzano e Klagenfurt - Linz.
La notizia ha un chè di clamoroso. Graz è scesa dal treno dei playoff in netto anticipo rispetto a quelle che erano le previsioni. La lunghissima serie andata in scena contro le Black Wings è stata straordinaria nel suo sviluppo ed equilibratissima in ciascuna delle date del programma.
Fatta eccezione per gara 1, anomala fino all’esaurimento nervoso.
Quel match, conclusosi sul 9-6 per i 99ers, ha fatto subito intendere quanto sarebbe potuto diventare imprevedibile l’unico confronto tutto austriaco dei quarti di finale. E così è stato.
Le successive sei gare, infatti, si sono tutte concluse alla roulette russa dell’overtime. Un record che ha dell’incredibile.
L’unico proiettile presente nel tamburo della pistola, sul tavolo di gara 7 di domenica scorsa, se lo è rivolto incredibilmente contro proprio il Graz. Che aveva accumulato un netto vantaggio lungo la serie (3-1 dopo gara 4) per poi gettarlo clamorosamente, sul più bello, nel bidone del pattume.
Nei due seguenti match-point Graz, e soprattutto nello spareggio dell’altro ieri, il Linz ha saputo salvare la pelle come Michael Vronsky, il soldato interpretato da Robert De Niro nel film capolavoro “Il cacciatore”, nel letale gioco d’azzardo dell’overtime.
Quando il gol di Brodi Stuart, 25 attaccante canadese delle “Ali Nere”, ha fatto saltare definitivamente il banco, l’ambizioso e onerosissimo progetto assemblato in Stiria si è rotto in mille pezzi. Lasciando tutta Graz, e la sua franchigia milionaria, alla deriva in un mare di amarezza. Che sarà impossibile dimenticare.
Ora il Linz affronterà le Rotjacken, vincitori della regular season. Klagenfurt e Black Wings sono in parità (2-2) nel computo dei match disputati in questa stagione. Entrambe hanno vinto un match fuori dalle mura domestiche. Ed il predominio nell’ultima battaglia, decisiva per la qualificazione del Linz alla Top Six, Tirronen e compagni l’hanno strappato dalle grinfie del KAC, proprio all’overtime!
Una semifinale, sembrerebbe di poter dire, sul filo di un equilibrio abbastanza determinato. Vedremo in quali condizioni fisiche e mentali Linz si presenterà a Klagenfurt questa sera. Dopo una serie tremendamente dispendiosa come il suo interminabile quarto di finale.
Dulcis in fundo, l’eterna sfida ciclopica tra due giganti della Ice Hockey League.
Quella che si prende sovente i titoli cubitali più ridondanti.
Il match che accomuna due realtà che non hanno più alcun reciproco segreto da nascondere.
Il duello che da anni infiamma il capitolo finale della Lega d’Oltrebrennero, rendendola uno dei format di maggior successo e prestigio in Europa.
Il testa a testa tra Red Bull e Foxes.
A playoff in corso, Salzburgo e Bolzano si apprestano ad iniziare il loro terzo confronto diretto consecutivo. Ci arrivano con un saldo stagionale favorevole ai campioni in carica (3-1) ma la storia di questo dualismo racconta una realtà ben diversa.
Bolzano ha sempre lottato ad armi pari nelle accesissime serie del passato. Come dimostrano la semifinale del 2024, persa nella città di Mozart all’overtime, e la finale del 2023. Con l’amaro epilogo al Palaonda. Entrambe in gara 7. A dimostrazione dell’estremo equilibrio.
Ma Bolzano, al Volksgarten di Salzburgo, a sua volta ha sollevato al cielo in due occasioni il Karl Nedwed Trophy. Nel 2014, con Tom Pokel alla guida, e nel 2018, con Kai Suikkanen. In questo caso compiendo un’impresa dai risvolti miracolosi. Qualificandosi ai playoff all’ultima giornata, dopo aver scalato i vorticosi tornanti della classifica partendo dall’ultima posizione.
Salzburgo viene da un quarto di finale assolutamente indolore.
Dove Fehérvár si è presentato in ogni circostanza al suo cospetto vestendo i panni dello sparring partner. Vedremo se questo particolare potrebbe rappresentare un vantaggio o meno in avvio di semifinale.
I Foxes hanno l’assoluta necessità di tenere viva la tenzone, violando almeno una volta il covo dei Red Bull. Visto il vantaggio che godono i salisburghesi nell’essersi piazzati davanti ai biancorossi nella classifica finale della regular season.
Sarà, ancora una volta, una battaglia senza esclusione di colpi.
Sarà, nuovamente, uno spettacolo nello spettacolo.
Che la sfida abbia inizio.
Seconds out!